Marine Le Pen vola nei sondaggi e la Francia potrebbe essere il prossimo grande tassello di un'Europa che negli ultimi anni ha visto crescere sensibilmente il peso elettorale delle destre, comprese quelle nazionaliste e sovraniste. L'ultimo sondaggio Elabe per BFMTV e La Tribune Dimanche consegna infatti un quadro che, a pochi mesi dall'ingresso nel vivo della corsa per l'Eliseo del 2027, appare difficilmente ignorabile: Marine Le Pen raccoglie tra il 34 e il 35,5% delle intenzioni di voto al primo turno, con un vantaggio enorme rispetto agli inseguitori.
Il dato politicamente più significativo, però, arriva dalle simulazioni del secondo turno. La leader del Rassemblement National risulterebbe vincente contro tutti gli avversari sottoposti agli intervistati. E non si tratta di un'indicazione isolata. Anche il recente barometro Ifop-Fiducial la colloca saldamente in testa al primo turno, tra il 33 e il 35%, e vincente in tutte le sei ipotesi di ballottaggio analizzate: 52% contro il 48% di Édouard Philippe, 54% contro il 46% di Gabriel Attal, 55% contro il 45% di Raphaël Glucksmann, 58% contro il 42% di Bruno Retailleau e addirittura 67% contro il 33% di Jean-Luc Mélenchon.
Numeri che assumono un peso ancora maggiore se confrontati con quanto accade nel resto d'Europa. Perché la Francia non sembra più rappresentare un'eccezione, ma una delle manifestazioni più evidenti di uno spostamento degli equilibri politici continentali.
In Germania l'AfD ha raggiunto livelli che fino a pochi anni fa sarebbero apparsi difficilmente immaginabili. Nell'ultima rilevazione Ipsos di agosto è accreditata del 28%, massimo mai registrato dall'istituto, contro il 21% della CDU/CSU. Anche il Politbarometer della Forschungsgruppe Wahlen la indica come primo partito, al 27%, davanti all'Unione al 22%. Un cambiamento profondo nel Paese che per decenni ha rappresentato uno dei pilastri del tradizionale equilibrio politico europeo.
Segnali analoghi arrivano dal Portogallo, dove Chega di André Ventura continua ad avere un peso elettorale rilevante e una rilevazione Aximage di luglio lo ha collocato al 26,4%, davanti all'Aliança Democrática. In Austria l'FPÖ mantiene percentuali elevate e, più in generale, le proiezioni sulla composizione di un eventuale nuovo Parlamento europeo mostrano una pressione crescente delle formazioni collocate alla destra del tradizionale Partito Popolare Europeo.
Non significa che l'intero continente voti nello stesso modo né che tutte queste forze siano politicamente sovrapponibili. Sarebbe una semplificazione. Ma la tendenza è ormai difficile da liquidare come un fenomeno episodico: immigrazione, sicurezza, costo della vita, crisi del potere d'acquisto, insofferenza verso le istituzioni europee e sfiducia nei partiti tradizionali stanno modificando il comportamento di una parte consistente dell'elettorato.
Ed è proprio il dato francese a rendere ancora più evidente il cambiamento. Marine Le Pen non appare più soltanto come la candidata capace di arrivare al secondo turno per poi essere fermata dal tradizionale "fronte repubblicano". Nei sondaggi di oggi quel muro sembra molto più fragile: non solo arriva nettamente prima, ma batterebbe ciascuno degli avversari testati.
Naturalmente manca ancora molto alle presidenziali francesi e un sondaggio fotografa il presente, non anticipa il risultato delle urne. La stessa storia politica francese invita alla prudenza. Ma quando rilevazioni differenti convergono su percentuali superiori al 30% e sulla vittoria al ballottaggio, il fenomeno non può più essere considerato marginale.
Dalla Francia alla Germania, passando per Austria e Portogallo, la geografia politica europea sta cambiando. Le destre sovraniste e radicali che fino a pochi anni fa venivano considerate destinate a rimanere ai margini sono diventate, in diversi Paesi, protagoniste o addirittura prime forze nei sondaggi. E se le urne dovessero confermare questa tendenza, il prossimo terremoto politico europeo potrebbe arrivare proprio da Parigi.