Il caso Garlasco potrebbe riservare nuove e clamorose sorprese. Quando sembrava che la vicenda delle controanalisi sul Dna rinvenuto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi avesse già sollevato interrogativi sufficientemente pesanti sull'attività investigativa del 2007, arriva un'altra anticipazione destinata a riaccendere il dibattito. A lanciarla è Giada Bocellari, avvocato dell'uomo condannato definitivamente a 16 anni di reclusione per l'omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007.
Intervenuta nella serata di lunedì 12 ottobre a Quarta Repubblica, il programma condotto da Nicola Porro su Retequattro, la legale ha lasciato intendere che quanto emerso fino a questo momento potrebbe rappresentare soltanto una parte delle anomalie individuate dalla difesa nell'esame degli atti.
"Non è finita qui", ha avvertito Bocellari, anticipando l'esistenza di un ulteriore elemento che, secondo la sua valutazione, avrebbe una gravità almeno paragonabile a quella delle controanalisi negative sui pedali della bicicletta. Il particolare che rende ancora più delicata la vicenda è il riferimento ai laboratori del Ris di Parma, gli stessi nei quali vennero effettuati alcuni degli accertamenti scientifici al centro delle contestazioni difensive.
Al centro della controversia rimangono gli esami genetici condotti nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta attribuita a Stasi. Dopo un primo risultato positivo relativo alla presenza di materiale genetico riconducibile a Chiara Poggi, sarebbero state effettuate altre due analisi con esito negativo. Secondo la ricostruzione degli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, quei risultati non sarebbero stati depositati né messi a disposizione delle parti nel procedimento originario.
Una circostanza già approfondita da Il Fatto Quotidiano il 28 settembre, che ha riportato la richiesta della difesa di accertare tutte le eventuali responsabilità nella gestione di quegli accertamenti. La questione non riguarda soltanto il valore scientifico dei risultati, ma anche la completezza della documentazione trasmessa agli investigatori e successivamente utilizzata nel procedimento giudiziario.
Il punto, sul piano processuale, è particolarmente delicato. Se fosse dimostrato che risultati potenzialmente favorevoli all'indagato non vennero correttamente acquisiti o comunicati, si aprirebbe un problema sulla ricostruzione complessiva degli accertamenti scientifici. Questo, tuttavia, non comporterebbe automaticamente l'innocenza di Stasi né l'invalidità della condanna, ma imporrebbe una valutazione rigorosa della rilevanza degli elementi emersi.
Le dichiarazioni pronunciate a Quarta Repubblica si inseriscono in una sequenza di anticipazioni che la difesa ha iniziato a rendere pubbliche nelle ultime settimane. Già il 3 ottobre, durante la trasmissione Omnibus su La7, Bocellari aveva annunciato l'esistenza di ulteriori elementi a disposizione dei legali, uno dei quali, a suo giudizio, avrebbe fatto particolare scalpore. La notizia era stata ripresa anche dall'ANSA, mentre TgLa7 aveva dedicato un approfondimento all'intervento dell'avvocato.
In quell'occasione Bocellari aveva precisato che almeno uno degli elementi non riguardava le indagini del 2007, lasciando aperto un interrogativo sulla sua effettiva natura e sul possibile utilizzo nell'ambito delle iniziative giudiziarie della difesa. Non è ancora possibile stabilire se quella anticipazione e le dichiarazioni del 12 ottobre si riferiscano allo stesso materiale oppure a circostanze differenti.
La nuova inchiesta della Procura di Pavia, nella quale risulta indagato Andrea Sempio, procede su un piano distinto rispetto alla condanna definitiva di Stasi. L'eventuale richiesta di revisione della sentenza dovrà infatti fondarsi su elementi giuridicamente rilevanti e idonei a incidere sulla valutazione della responsabilità del condannato, non semplicemente sull'emersione di irregolarità o controversie investigative.
Rimane dunque una domanda fondamentale: che cosa avrebbe individuato ancora la difesa negli atti relativi ai laboratori del Ris di Parma? Bocellari, per il momento, mantiene il riserbo e non indica documenti, persone o accertamenti specifici. Le sue parole rappresentano un'anticipazione difensiva, non la dimostrazione di nuove responsabilità.
Una distinzione necessaria, soprattutto in una vicenda giudiziaria nella quale ogni dettaglio viene inevitabilmente sottoposto a un'enorme attenzione mediatica. Ma se le nuove circostanze annunciate dovessero trovare conferma documentale e dimostrare una concreta rilevanza processuale, il confronto sugli accertamenti scientifici del delitto di Garlasco potrebbe aprire un capitolo ancora tutto da scrivere.