Anche a Domenica In a tenere banco è il caso Garlasco, con le nuove analisi che portano a scagionare Alberto Stasi. In collegamento con Mara Venier torna ospite il generale Luciano Garofano, che si confronta - anzi, meglio dire scontra - con gli ospiti in studio: Tommaso Cerno, Salvo Sottile e Rita Cavallari mentre da remoto c'è anche Vittorio Feltri. Ed è proprio quest'ultimo a scatenarsi senza fare prigionieri, senza chiamare in causa i Ris ma rivolgendosi direttamente con toni molto forti ai magistrati. "L’ho capito subito che sarebbe stato facile accusare quel ragazzo. Le indagini sono state fatte col posteriore, intanto si è fatto 15 anni di carcere. Il caso è stato trattato malamente. Siamo davanti al caso più squallido degli ultimi 50 anni, da quando ho l’uso della ragione".
"Stasi assolto in primo grado, secondo processo stessa cosa, poi arrivano i fenomeni della Cassazione e gli danno gli anni di galera, e già in questo c’è assurdità, per l’amor di Dio. È il caso più squallido della storia giudiziaria italiana. Anche un cretino come me il giorno dopo il delitto aveva capito che non poteva essere stato uno come lui. Solo un idiota potrebbe pensare che un ragazzo va ad uccidere la ragazza non si sa ancora per quale motivo e poi torna a casa e si rimette a scrivere la tesi. È tutta una schifezza, la magistratura dovrebbe scusarsi e ricominciare da capo in modo serio. Ma in questo processo non c’è stato niente di serio, né i magistrati né gli inquirenti. Chiedano scusa anche i giudici, che non sono dei padreterni ma sono dei fessi come i giornalisti. Dove ce l'avete la coscienza? Abbiamo fatto una figura orrenda, schifosa, lei fa bene (a Garofano, ndr) a giustificarsi, ma dite anche che magari eravate tutti ubriachi e fate una figura migliore".
Parola poi all'ex comandante dei Ris di Parma Luciano Garofano: "È tutto un grande equivoco. La procura di Pavia non parla di omissioni, invece si dà per certo che abbiamo omesso qualcosa e questo ha portato una delegittimazione con accuse di una gravità inaudita. Quando siamo andati a parlare in procura siamo andati privi di documentazione. Io ho avuto da giornalisti gli atti che non avevo a quel tempo. Si è fatta della narrazione su quel mio ‘non ricordo’, ma sfido chiunque dopo 19 anni a ricordare dei contenuti specifici quando il Ris di Parma si occupava di tanti casi. Il Ris non ha omesso, nascosto o falsato verità, si è attenuto ai risultati di laboratorio. Che interesse avevamo a indirizzare l’indagine verso Stasi, che è stato condannato dopo 5 processi? Ora si crea una campagna mediatica sull’errore giudiziario che fa presa".
"Il 19 settembre il Ris di Parma fa diverse analisi, con solo 6 marcatori di dna, poi se ne aggiungono altre in seguito che completano la traccia di dna. Il 20, per motivi che nessuno sa, ci sono due cose che vengono negative, cioè che non c’è alcun segnale di dna. Faccio un esempio. Mettiamo che io da cardiologo faccia un elettrocardiogramma a un paziente che viene positivo, ma non mi soddisfa e lo ripeto. E nonostante il paziente sia vivo quell’elettrocardiogramma è piatto: è normale che quel tracciato lo reputo inutile. Non escludo che il capitano abbia parlato a me di quelle analisi. Che il profilo di Chiara sia su quei pedali è stato confermato".
"La considerazione spettava al consulente del pm, gli si porta una interpretazione fatta alla presenza dei consulenti di parte, c’è anche un verbale. Non dimenticate che il processo a Stasi è stato fatto con rito abbreviato, non c’è stato nessun giudice che poteva discutere i nostri risultati, che sono stati discussi con i consulenti di parte. La risposta delle persone che screditano non accettano che ci sia una spiegazione. Abbiamo mandato in galera Stasi dopo 5 processi, ma c’è una manipolazione della realtà costante che forse paga di più".