Praticamente neanche ci prova. Simone Grassi, ex avvocato di Andrea Sempio, viene chiamato a spiegare il proprio ruolo nella difesa dello stesso Sempio e, soprattutto, la gestione dei 45 mila euro versati dalla famiglia agli avvocati. Ma il legale annaspa da subito nell'intervista rilasciata alla trasmissione Mediaset Ore 11, consapevole di non avere grossi appigli e finendo per ricondurre il tutto all'ex collega Massimo Lovati.
Si parte proprio dalle cifre: "Sono stato pagato 15mila euro, gli altri avvocati dovrebbero essere stati pagati 15mila euro anche loro. Perché? L’avvocato Lovati aveva prospettato una spesa che si aggirava intorno ai 40-45 per tutta la copertura difensiva. Chi stabilisce la cifra? Lovati."
Quando gli viene chiesto cosa dovesse coprire quella iniziano già i problemi: "Lo studio delle carte e tutta la strategia difensiva che è stata attuata". Peccato che, in quel momento, nei confronti di Sempio non ci fosse nessun atto accusatorio. "E cosa avevate in mano?" Grassi si prende qualche secondo e conferma, continuano ad annaspare: "Nulla". Quindi, ricapitolando, cosa comprendeva il servio offerto ai Sempio per quei 45mila euro? "Immagino che le comparsate televisive non contino - continua il legale -. C’era l’assistenza all’interrogatorio, che però hanno fatto Lovati e Soldani". Interrogatorio che però non era ancora in programma: "No, come facevamo a saperlo?". Poi è costretto ad ammettere: "Allora dottoressa, mi rendo conto che stia poco in piedi, il discorso è che il gioco lo ha condotto tutto l’avvocato Lovati". Però i soldi li ha presi. "Sì, li ho presi per carità - continua Grassi -. Io non mi occupo di penale, faccio contrattualistica. Quando è arrivato Soldani e mi ha detto ‘Guarda che abbiamo questo caso molto grosso’ ho detto ‘Federico, solamente per l’esposizione mediatica salto dentro anche io. Poi rimango a parte’. Vanitosamente sì, mi interessava l’esposizione mediatica".
Altre 'dichiarazioni' si inseriscono nel quadro dell'inchiesta della Procura di Brescia sulla presunta corruzione dell'ex pm Mario Venditti, nella quale è indagato anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea. I tre ex avvocati che hanno assistito Sempio sono stati sentiti dai magistrati e hanno fornito ricostruzioni differenti sulla gestione dei 45 mila euro, somma che sarebbe stata versata in contanti dalla famiglia. Lo stesso Grassi aveva già riferito ai pm di aver svolto un'attività limitata, ricordando anche di "aver fatto la foto delle scarpe di Andrea che ho fattore capitare a Quarto grado". La questione centrale resta dunque quella dell'effettiva attività svolta dai legali prima che Sempio fosse formalmente indagato e della destinazione dei 45 mila euro. Una vicenda sulla quale le versioni dei tre professionisti non coincidono e che rappresenta uno dei capitoli dell'inchiesta bresciana collegata al nuovo filone sul delitto di Garlasco.