Il caso Garlasco torna in una fase decisiva, con la posizione di Andrea Sempio nuovamente al centro dell’attenzione investigativa dopo il deposito di nuove consulenze e accertamenti che la Procura di Pavia dovrà ora mettere in relazione con il resto del materiale raccolto.
Uno dei punti principali riguarda ancora il Dna rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi, sul quale si concentra da tempo il confronto tra accusa e difesa. Le nuove valutazioni dovranno stabilire quale peso possa avere quella traccia e fino a che punto sia possibile collegarla in maniera significativa all’indagato, considerando che un profilo genetico parziale o compatibile con una linea familiare non equivale automaticamente all’identificazione certa di una singola persona.
Altro capitolo importante è quello delle impronte e delle tracce di scarpe presenti nella villetta di via Pascoli. Gli inquirenti hanno disposto approfondimenti sulle misure del piede di Sempio e sulla compatibilità con alcune delle impronte individuate sulla scena del crimine, nel tentativo di capire se questi elementi possano aggiungere qualcosa di concreto alla ricostruzione già esistente.
Resta poi il tema della cosiddetta impronta 33, la traccia palmare individuata lungo la scala che conduce alla cantina, uno degli elementi sui quali si è concentrata la nuova attività investigativa e che continua a essere oggetto di interpretazioni differenti tra le parti.
Accanto agli accertamenti tecnici, hanno riacceso l’attenzione anche alcune conversazioni emerse dagli atti, nelle quali si fa riferimento a presunti favori e a denaro. Anche in questo caso, però, il contenuto degli audio dovrà essere valutato nel suo contesto e non può essere considerato da solo prova di eventuali condotte illecite.
La Procura dovrà ora decidere se il quadro complessivo sia sufficiente per sostenere un’accusa in giudizio oppure se siano necessari ulteriori approfondimenti. Sempio continua a negare ogni coinvolgimento e resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Sullo sfondo rimane anche la posizione di Alberto Stasi, già condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, mentre i suoi legali osservano gli sviluppi della nuova inchiesta per valutare se gli elementi emersi possano avere conseguenze anche sul piano di una possibile revisione del processo.