Il dado sembra ormai tratto. Lunedì 28 settembre scadono i termini delle indagini preliminari sul nuovo capitolo del delitto di Garlasco e, secondo quanto emerge nelle ultime ore, la Procura di Pavia sarebbe pronta a tirare dritto su Andrea Sempio. I pubblici ministeri, coordinati dal procuratore Fabio Napoleone, si preparerebbero infatti a notificare un nuovo avviso di conclusione delle indagini dopo quello dello scorso maggio e i successivi accertamenti integrativi. Secondo le indiscrezioni riportate da Adnkronos, una volta valutate anche le ultime consulenze, l'impianto accusatorio non sarebbe sostanzialmente cambiato: per gli inquirenti sarebbe Sempio ad aver ucciso Chiara Poggi nella villetta di via Pascoli il 13 agosto 2007. Una ricostruzione che resta, naturalmente, un'ipotesi accusatoria ancora da sottoporre al vaglio di un giudice e rispetto alla quale l'indagato, che contesta le accuse, deve essere considerato innocente fino a eventuale sentenza definitiva.
La contestazione formulata dalla Procura è pesantissima. Secondo l'ipotesi investigativa già resa nota nei mesi scorsi, Chiara sarebbe stata aggredita con un oggetto contundente e colpita ripetutamente alla testa e al volto. Il movente individuato dagli investigatori sarebbe legato a un presunto approccio sessuale di Sempio respinto dalla ragazza. Nell'interrogatorio del 6 maggio i pm avevano contestato all'indagato proprio questa ricostruzione, sostenendo che il rifiuto avrebbe innescato l'aggressione. Sempio in quell'occasione si era avvalso della facoltà di non rispondere.
Dentro questa ipotesi investigativa assume un ruolo anche la vicenda dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi. Gli accertamenti informatici della Procura hanno ricostruito la presenza di alcuni filmati sui computer e su una pendrive utilizzata da Chiara. Secondo l'accusa Sempio potrebbe averli visti; la difesa contesta però la lettura degli investigatori e attribuisce significati differenti anche alle frasi pronunciate dall'indagato nelle intercettazioni ambientali. È uno dei punti più delicati dell'intero fascicolo perché dalla conoscenza di quei filmati la Procura fa discendere una parte importante della propria ricostruzione del presunto movente.
Poi ci sono gli elementi scientifici, destinati a diventare il terreno principale dello scontro tra accusa e difesa. La Procura ha disposto approfondimenti sulla misura del piede di Sempio e sulla compatibilità con l'impronta lasciata da una scarpa a pallini nella villetta, affidando una consulenza a Cristina Cattaneo. Al genetista Carlo Previderè è stato invece chiesto un ulteriore approfondimento sul materiale genetico rinvenuto sotto le unghie della vittima. Secondo quanto riferito da RaiNews e ANSA, una precedente analisi della genetista Denise Albani aveva indicato una compatibilità con Sempio, pur lasciando aspetti da approfondire.
Sul tavolo resta anche la cosiddetta "impronta 33", l'impronta palmare individuata sulla parete delle scale che conducono al luogo in cui venne trovato il corpo di Chiara, insieme alle telefonate effettuate da Sempio verso casa Poggi nei giorni precedenti il delitto e allo scontrino del parcheggio di Vigevano presentato come elemento a sostegno del suo alibi. Proprio sullo scontrino lo scontro è frontale: la difesa ne ha ribadito l'autenticità depositando anche proprie indagini difensive, mentre l'accusa ne contesta la capacità di dimostrare che Sempio si trovasse effettivamente a Vigevano nell'orario decisivo.
Se verrà effettivamente notificato il nuovo avviso di conclusione delle indagini, si aprirà un'altra finestra per la difesa. Gli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti potranno depositare memorie e consulenze e chiedere ulteriori atti difensivi; resta da vedere se Sempio sceglierà di sottoporsi a un nuovo interrogatorio. Solo successivamente la Procura dovrà assumere la decisione processuale decisiva, con l'eventuale richiesta di rinvio a giudizio, sulla quale sarà poi un giudice a pronunciarsi. La scadenza del 28 settembre, quindi, non equivale né a un rinvio a giudizio né, tantomeno, a una dichiarazione di colpevolezza.
Ed è qui che il caso Garlasco entra in un territorio giudiziario quasi senza precedenti per complessità. Per l'omicidio di Chiara Poggi esiste già una sentenza definitiva: Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni come autore del delitto. Ma la nuova indagine pavese individua un altro possibile responsabile e la difesa di Stasi, con gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis, sta lavorando alla richiesta di revisione davanti alla Corte d'Appello di Brescia. Bocellari ha confermato nei giorni scorsi che il lavoro è concentrato sulla ricerca di "prove nuove" da utilizzare nell'istanza.
I due procedimenti restano giuridicamente distinti, ma inevitabilmente finiscono per incrociarsi. Da una parte c'è una condanna irrevocabile nei confronti di Stasi; dall'altra un'inchiesta che attribuisce lo stesso omicidio a Sempio secondo una ricostruzione radicalmente diversa. Saranno i giudici, nei rispettivi procedimenti, a stabilire quale valore attribuire ai nuovi elementi.
A diciannove anni dall'omicidio di Chiara Poggi, dunque, Garlasco torna davanti a uno dei passaggi più delicati della sua interminabile storia giudiziaria. Il 28 settembre potrebbe non essere il giorno della soluzione del caso, ma quello in cui la Procura di Pavia metterà definitivamente nero su bianco la propria tesi. Poi comincerà la battaglia vera: quella davanti ai giudici.