È diventata rapidamente un caso politico e cittadino la rimozione dello striscione «Qui nessun è straniero»* davanti alla scuola primaria Daneo di Genova, dove nella mattinata di venerdì alcuni agenti della Digos hanno tolto il cartellone mentre gli alunni stavano entrando nell’istituto.
Lo striscione era stato realizzato dai bambini e affisso dai genitori come forma di protesta contro il nuovo decreto scuola, che introduce un tetto del 30% per determinate categorie di studenti non italofoni nelle classi. Una presa di posizione simbolica, che si inseriva nel clima di mobilitazione nato in diverse scuole genovesi contro le nuove misure.
L’intervento della Digos ha però provocato immediatamente la reazione dei genitori presenti, soprattutto perché la rimozione è avvenuta davanti agli alunni. In pochi minuti la vicenda ha assunto una dimensione più ampia, trasformandosi da episodio locale in un caso capace di alimentare il dibattito sulla libertà di espressione all’interno delle scuole e sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine in contesti che coinvolgono minori.
La Questura ha successivamente chiarito che la rimozione non sarebbe stata disposta dai vertici e che l’intervento sarebbe avvenuto in seguito a una segnalazione. Una volta verificata l’origine dello striscione e il fatto che fosse stato preparato dagli stessi bambini e collocato dai genitori, il cartellone è stato restituito e rimesso al suo posto.
Sull’episodio sono stati avviati anche accertamenti interni per ricostruire nel dettaglio la dinamica e capire per quale ragione si sia deciso di intervenire. Nel frattempo, davanti alla scuola sono arrivati anche esponenti istituzionali e rappresentanti della comunità cittadina, mentre genitori e studenti hanno continuato a difendere il significato del messaggio.
La polemica si inserisce in un confronto già molto acceso sul decreto scuola e sul tetto del 30%, che ha aperto una discussione non soltanto sui criteri di composizione delle classi, ma anche sul significato stesso di integrazione e inclusione all’interno degli istituti.
Il caso della scuola Daneo ha così assunto un valore che va oltre il singolo striscione, perché ha trasformato un gesto simbolico realizzato da bambini in un nuovo terreno di confronto tra scuola, istituzioni e politica.