Secondo quanto riferito dall'ANSA, saranno esperti provenienti dalla Germania ad affiancare gli investigatori italiani impegnati nelle indagini sulla morte di Sara Di Vita e della madre Antonella Di Ielsi, decedute nel dicembre scorso nell'ambito del cosiddetto "giallo di Pietracatella". L'obiettivo è approfondire gli accertamenti sulla possibile presenza di ricina, il potente veleno al centro dell'inchiesta coordinata dalla Procura di Larino.
La magistratura ha disposto la nomina di nuovi consulenti tecnici, tra i quali figura Christian Herzog, direttore del Robert Koch Institute di Berlino, uno dei principali centri di ricerca e riferimento scientifico tedeschi nel campo della salute pubblica e delle analisi biologiche. Il prossimo 29 giugno, presso il Centro Antiveleni Tossicologico Maugeri di Pavia, è previsto un nuovo incontro finalizzato al conferimento degli incarichi ai consulenti chiamati a supportare le attività investigative.
Gli specialisti tedeschi prenderanno parte anche a un sopralluogo nell'abitazione di Pietracatella dove vivevano le due donne. L'ispezione sarà finalizzata alla ricerca di eventuali tracce di ricina e di altri elementi utili a ricostruire le circostanze che hanno portato ai decessi. Gli accertamenti interesseranno sia i reperti biologici delle vittime sia i campioni raccolti all'interno dell'abitazione.
Nell'ambito della collaborazione internazionale sarà coinvolta anche la Bundeskriminalamt (BKA), la Polizia criminale federale tedesca. La nomina dei nuovi consulenti è stata notificata nelle ultime ore dalla Procura di Larino alle parti coinvolte nel procedimento, compresi gli indagati e i familiari delle vittime.
Secondo quanto emerge dagli ambienti investigativi, la scelta di ricorrere al supporto degli esperti tedeschi sarebbe legata all'elevato livello di specializzazione raggiunto in Germania nelle metodiche di individuazione e analisi della ricina. Le competenze del Robert Koch Institute potrebbero consentire di effettuare verifiche particolarmente approfondite, utili a chiarire non solo l'eventuale presenza del veleno, ma anche le modalità con cui potrebbe essere stato prodotto e utilizzato.
Gli esiti delle nuove consulenze tecniche e delle analisi di laboratorio sono attesi dagli inquirenti come passaggi fondamentali per fare luce su una vicenda che continua a sollevare interrogativi e che rappresenta uno dei casi più complessi attualmente all'esame della Procura di Larino.