Beppe Grillo torna a scuotere il Movimento 5 Stelle con un lungo intervento che suona come un duro atto d'accusa nei confronti dell'evoluzione del partito. Il fondatore non cita mai direttamente Giuseppe Conte, ma il messaggio è inequivocabile: il M5S, secondo Grillo, ha smarrito la propria identità, la sua "diversità" e la capacità di rappresentare quel sentimento popolare che ne aveva determinato il successo.
Nel suo post, Grillo sostiene che il Movimento sia passato dall'essere una forza di rottura a una realtà politica ormai simile a quelle che aveva promesso di combattere. Ricorda le battaglie storiche, dal reddito di cittadinanza al limite dei due mandati, dalle restituzioni alla democrazia diretta fino alla transizione ecologica, sostenendo che molte di quelle idee siano diventate semplici slogan, pronunciati nei convegni e poi dimenticati.
Il fondatore del M5S allarga poi l'analisi alla crisi del modello occidentale, sostenendo che la politica abbia smesso di offrire risposte concrete ai cittadini. Tra i temi affrontati c'è anche quello dell'immigrazione, definita un problema che viene utilizzato come strumento di propaganda anziché affrontato con politiche efficaci di gestione e integrazione. Secondo Grillo, da una parte c'è chi alimenta la paura parlando di invasione, dall'altra chi nega l'esistenza del problema, lasciando cittadini e immigrati al centro di una società sempre più divisa.
Ampio spazio viene dedicato anche all'intelligenza artificiale e alla rivoluzione tecnologica. Grillo si chiede chi beneficerà della ricchezza prodotta da algoritmi e robot e rilancia il tema del reddito universale, sostenendo che dovrebbe essere finanziato da chi trae profitto dall'automazione. Lo stesso ragionamento viene esteso alla sanità, dove l'uso crescente dell'intelligenza artificiale impone, a suo giudizio, interrogativi sul controllo dei dati sanitari e sulle decisioni che le nuove tecnologie saranno chiamate a prendere.
Il fondatore del Movimento torna inoltre sul tema del cosiddetto "capitalismo della sorveglianza", denunciando il potere delle grandi aziende tecnologiche che raccolgono e utilizzano dati personali. Per Grillo, i cittadini dovrebbero poter controllare direttamente le proprie informazioni, mentre oggi le piattaforme digitali conoscono comportamenti e abitudini meglio degli stessi familiari.
Infine, l'affondo sulla democrazia rappresentativa. Secondo Grillo, la tecnologia consentirebbe ormai una partecipazione continua dei cittadini alle decisioni pubbliche, riducendo il peso delle strutture di partito e limitando il potere di una classe politica che, una volta eletta, finisce troppo spesso per rispondere alle proprie logiche interne.
La conclusione è un'amara riflessione sul destino del Movimento 5 Stelle. "Era nato per affrontare tutte queste domande, poi ha cominciato a occuparsi di se stesso", scrive Grillo, lasciando intendere che il progetto originario si sia progressivamente allontanato dalla sua missione. Un intervento che riapre inevitabilmente il dibattito sul futuro del M5S e rappresenta uno dei più duri attacchi del garante nei confronti della trasformazione vissuta dal Movimento negli ultimi anni.