Le guerre civili hanno una caratteristica che le rende diverse da tutte le altre.
Alla fine non esistono veri vincitori.
Esistono soltanto superstiti.
È il motivo per cui, osservando il risiko bancario di queste settimane, viene da chiedersi se non stiamo raccontando la storia sbagliata.
Ogni giorno cambiano le percentuali.
Un'offerta pubblica.
Una partecipazione che sale.
Un'autorizzazione.
Un consiglio di amministrazione.
Una banca che attacca.
Un'altra che si difende.
I giornali fanno il loro mestiere e raccontano la cronaca.
Ma la cronaca, qualche volta, nasconde la storia.
Perché la vera domanda non è chi controllerà Banco BPM.
Né se UniCredit completerà l'operazione Commerzbank.
Né quale ruolo avrà Crédit Agricole.
La vera domanda è un'altra.
Quando questa guerra sarà finita, il sistema bancario italiano sarà più forte o semplicemente più vulnerabile?
È una domanda che dovrebbe tormentare la politica molto più dei banchieri.
Per una ragione semplice.
I banchieri stanno facendo il loro mestiere.
Andrea Orcel difende UniCredit.
Carlo Messina difende Intesa Sanpaolo.
Giuseppe Castagna difende Banco BPM.
Luigi Lovaglio difende Monte dei Paschi.
Philippe Brassac difende Crédit Agricole.
Rispondono ai loro consigli di amministrazione e ai loro azionisti.
Non sono stati scelti per costruire una strategia industriale del Paese.
Quella dovrebbe spettare alla politica.
Ed è qui che nasce il dubbio.
Da mesi assistiamo a una guerra tutta italiana.
Una banca contro un'altra.
Una cordata contro l'altra.
Un equilibrio contro un altro.
Ma il resto d'Europa non è rimasto fermo ad aspettare.
Mentre noi discutiamo del vincitore del derby, altri ragionano già sul campionato.
E qualcuno, inevitabilmente, guarda all'intero sistema bancario italiano come a un mercato.
Non a una bandiera.
C'è poi un paradosso che merita attenzione.
Nelle grandi trasformazioni economiche il cambiamento raramente entra dalla porta principale.
Più spesso passa da quella laterale.
Perfino il Monte dei Paschi, l'istituto che molti hanno considerato per anni il malato cronico del sistema, potrebbe ritrovarsi, suo malgrado, al centro degli equilibri futuri.
Non perché sia il più forte.
Ma perché la storia insegna che i cavalli di Troia non hanno quasi mai l'aspetto di un esercito.
Qualche volta arrivano con il sapore discreto di un amaro lucano.
E nessuno li riconosce finché il portone non è già aperto.
Non è una previsione.
È un avvertimento.
Perché il vero rischio non è che una banca italiana perda una partita.
Il vero rischio è che, finite tutte le partite, l'Italia scopra di aver perso il sistema.
I romani, durante il trionfo, facevano salire sul carro del generale vittorioso uno schiavo incaricato di sussurrargli continuamente una sola frase:
Memento mori.
Ricordati che sei mortale.
Forse oggi servirebbe qualcuno capace di sussurrare ai protagonisti del risiko bancario un'espressione diversa.
Memento systema.
Ricordatevi del sistema.
Perché si può vincere una guerra civile.
E accorgersi troppo tardi che, mentre si festeggiava la vittoria, qualcun altro aveva già conquistato l'Italia.