Ci sono artisti che muoiono e artisti che, invece, diventano immortali. Dolly Parton appartiene senza dubbio alla seconda categoria. La sua morte lascia un vuoto enorme nella musica americana, ma soprattutto nella cultura popolare, perché Dolly non è mai stata soltanto una cantante country.

Per oltre sessant'anni ha attraversato generi, generazioni e confini, trasformando la propria voce e la propria immagine in qualcosa di immediatamente riconoscibile. Dai grandi successi come Jolene, 9 to 5 e I Will Always Love You fino al cinema e alla televisione, Dolly ha dimostrato che il country poteva parlare a tutti.

La sua eredità, però, non appartiene soltanto a chi l'ha ascoltata negli anni Settanta o Ottanta. Dolly è riuscita in un'impresa molto più difficile: farsi conoscere anche da chi era nato decenni dopo di lei. Per una generazione cresciuta con Disney Channel, Dolly è stata anche la presenza affettuosa e ironica accanto a Miley Cyrus in Hannah Montana. E il legame con Miley ha rappresentato un ponte perfetto tra due epoche musicali apparentemente lontanissime.

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È forse questo il segreto della sua eternità: Dolly non ha mai avuto bisogno di rinunciare a se stessa per restare contemporanea. I capelli biondi, gli abiti scintillanti, l'ironia e quella voce inconfondibile erano diventati parte di un personaggio, ma dietro il personaggio c'era una songwriter capace di raccontare emozioni universali: amore, gelosia, paura, desiderio e fragilità.

E poi c'è Jolene. Una canzone che continuerà a vivere perché racconta una paura antica quanto l'amore: quella di non essere abbastanza e di poter perdere la persona che amiamo. Ogni nuova generazione potrà scoprirla e sentirla propria.

Dolly se n'è andata, ma non davvero. Rimarrà nelle canzoni, nei film, nei ricordi d'infanzia e nelle playlist di chi la scoprirà domani.

E ogni volta che sentiremo quelle prime note, basterà pronunciare un nome.

Jolene.

E Dolly sarà ancora lì, per sempre, nei nostri cuori.