Per Angelo Bonelli il bersaglio è sempre lo stesso: Giorgia Meloni. Nel post pubblicato sui social, il leader di Alleanza Verdi e Sinistra accusa il governo di non dare risposte ad agricoltori e autotrasportatori esasperati dal caro carburanti e di limitarsi a parlare di infiltrazioni e precettazione. Una requisitoria contro l’esecutivo nella quale, però, manca una questione decisiva: come tutelare il diritto di protestare insieme a quello di chi vuole continuare a lavorare?

Bonelli racconta di avere incontrato ad Avellino gli operatori delle due categorie e mette in fila le loro difficoltà. Secondo le cifre riportate nel suo messaggio, il gasolio che prima pagavano 85 centesimi al litro sarebbe arrivato a circa 1,60 euro, mentre i pomodori datterini verrebbero riconosciuti ai produttori 60 centesimi al chilo per essere poi venduti nei supermercati fino a 11 euro. Numeri che il deputato utilizza per denunciare l’impoverimento degli agricoltori e il peso dei rincari sui consumatori.

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Sono problemi che meritano risposte. Proprio per questo, però, il confronto politico dovrebbe andare oltre la consueta accusa al governo. Il prezzo riconosciuto a un produttore e quello esposto sullo scaffale aprono una discussione sulla filiera, sui costi intermedi e sulla distribuzione dei margini: elencarli non basta a spiegare dove intervenire e con quali strumenti.

Il leader ecologista richiama anche quello che indica come un aumento del 70% dell’utile netto di Eni e domanda perché Meloni non tassi gli extraprofitti energetici invece di utilizzare risorse dei contribuenti per ridurre le accise. Una proposta politica, dunque, nel post esiste. Ma resta affidata a una domanda polemica, senza precisare il gettito atteso, i meccanismi del prelievo e le modalità con cui quelle risorse dovrebbero raggiungere le categorie in difficoltà.

Il passaggio più significativo riguarda tuttavia la gestione della protesta. “Il governo smetta di minacciare la precettazione e dia risposte concrete”, scrive Bonelli. Nel testo visibile del messaggio non compare un richiamo ai limiti che una mobilitazione deve rispettare, né alle conseguenze dei blocchi per altre imprese, lavoratori e cittadini. La responsabilità viene concentrata sull’esecutivo, mentre resta sullo sfondo il dovere di garantire che la protesta non impedisca agli altri di esercitare i propri diritti.

È qui che la critica di Avs mostra il suo limite: rappresentare il disagio è necessario, trasformarlo nell’ennesimo processo a Meloni è molto più facile che indicare una soluzione praticabile. Difendere agricoltori e autotrasportatori significa anche distinguere le loro rivendicazioni dai comportamenti che possono danneggiare altri lavoratori.

Bonelli chiede “risposte concrete”. Una richiesta legittima, che acquisterebbe maggiore forza se accompagnata dalla stessa concretezza nelle proposte e da una parola altrettanto chiara sui confini della protesta. Perché stare all’opposizione dà il diritto di criticare ogni scelta del governo, ma non rende quella critica, da sola, una soluzione.