Ilaria Salis torna sulla casa e lo fa scegliendo ancora una volta il terreno dello scontro ideologico. Questa volta il palcoscenico è quello del Parlamento europeo, dove l'eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha rilanciato una delle battaglie che da tempo caratterizzano la sua attività politica: diritto all'abitare, critica della rendita immobiliare e contestazione di un sistema nel quale la casa viene considerata anche un investimento.

Il passaggio destinato a fare più rumore è quello sulla "rendita parassitaria". Salis contrappone milioni di persone costrette a lavorare per pagare affitti e mutui a chi può vivere grazie alle rendite e chiede una politica europea capace di sottrarre la casa alle logiche speculative. Una posizione radicale, perfettamente coerente con la sua storia politica, ma che rischia di trasformare un problema reale come l'emergenza abitativa in una rappresentazione semplicistica della società: da una parte chi paga, soffre e lavora, dall'altra chi possiede immobili e incassa una rendita.

È proprio qui che la battaglia politica diventa demagogia. Perché dietro la parola "rendita" non esistono soltanto grandi fondi immobiliari, speculatori o multinazionali con migliaia di appartamenti. Ci sono anche famiglie che hanno acquistato una seconda casa con una vita di risparmi, pensionati che integrano il proprio reddito affittando un piccolo immobile, genitori che hanno investito nel mattone per lasciare qualcosa ai figli. Mettere tutto nello stesso calderone significa cancellare deliberatamente differenze economiche enormi.

Ancora più controverso è il rapporto tra questa impostazione e il tema delle occupazioni abusive. Salis non ha mai nascosto la propria vicinanza ai movimenti per il diritto all'abitare e in passato ha difeso apertamente l'occupazione di immobili inutilizzati come strumento di lotta politica. È su questo punto che la contraddizione diventa esplosiva: la crisi della casa esiste e richiede risposte pubbliche, edilizia sociale, politiche sugli affitti e interventi contro la speculazione, ma trasformare il proprietario nel simbolo del problema significa spostare il costo dell'incapacità dello Stato sulle spalle dei cittadini.

Durissima infatti la risposta della Lega. Isabella Tovaglieri ha ribaltato completamente il ragionamento dell'eurodeputata di Avs: "Di parassitario c'è solo chi occupa abusivamente le case comprate dagli altri". Una frase che porta lo scontro direttamente sul principio della proprietà privata e sul confine tra diritto alla casa e pretesa di utilizzare un bene appartenente ad altri.

Il punto politico è esattamente questo. Il diritto alla casa non può trasformarsi nel diritto alla casa degli altri. Uno Stato può e deve intervenire quando migliaia di famiglie non riescono più a sostenere il costo degli affitti, può regolamentare il mercato e combattere autentiche forme di speculazione. Quello che non può fare è costruire culturalmente l'immagine del proprietario come avversario sociale semplicemente perché ricava un reddito da un bene acquistato legalmente.

La linea di Salis sceglie invece una scorciatoia comunicativa potentissima: individuare un colpevole. È molto più facile parlare di "rendita parassitaria" che affrontare la scarsità di alloggi pubblici, la pressione degli affitti brevi nelle grandi città, gli stipendi insufficienti, la tassazione immobiliare e una burocrazia che spesso rende persino complicato recuperare gli immobili occupati abusivamente.

La crisi abitativa merita soluzioni. La guerra ideologica contro la proprietà privata, invece, produce soltanto slogan. E da Strasburgo Ilaria Salis sembra aver scelto ancora una volta proprio quelli.