Sono stati 604 i decessi per annegamento registrati in Italia nel biennio 2024-2025. Circa il 23% delle vittime era costituito da bambini e giovani fino a 24 anni, mentre circa il 30% aveva più di 65 anni. I dati sono contenuti nella relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e degli incidenti in acque di balneazione, pubblicata dall’Istituto superiore di sanità.
Nei casi in cui è stato rilevato il genere, i maschi sono stati 482, pari all’80,7%, mentre le donne rappresentano il 19,3%. Per il 3% dei casi non è stato possibile determinare l’età. Il 46,8% degli eventi letali è avvenuto in mare e il 46,2% nelle acque interne. In totale sono stati 281 gli annegamenti in mare e 277 in fiumi e laghi, pari complessivamente al 93% dei casi. Le piscine hanno registrato 37 decessi, corrispondenti al 6,2%, coinvolgendo soprattutto bambini e adolescenti. La Lombardia è la regione con più vittime, 90, seguita da Veneto (73), Toscana (52), Lazio (51), Puglia, Sardegna e Sicilia (41 ciascuna) ed Emilia-Romagna (37).
A livello mondiale, secondo l’Oms, gli annegamenti provocano oltre 300.000 morti ogni anno, circa 30 ogni ora. Quasi un quarto delle vittime ha meno di cinque anni e l’annegamento è tra le dieci principali cause di morte nella fascia 5-14 anni. Oltre il 90% dei decessi si verifica in fiumi, laghi, pozzi, contenitori domestici per l’acqua e piscine nei Paesi a basso e medio reddito. L’obiettivo dell’Onu è ridurre gli annegamenti del 35% entro il 2035.
Tra i fattori di rischio figurano malori, correnti, fondali instabili, imprudenza, scarsa percezione del pericolo e limitate capacità natatorie. Circa 120 persone ogni anno, tra gli over 60, sono coinvolte in incidenti associati a malori, mentre circa 70 annegano nei fiumi. L’Oms segnala inoltre l’impatto dei cambiamenti climatici: nel Regno Unito i decessi aumentano del 7,2% per ogni grado di aumento della temperatura e il rischio è quasi cinque volte superiore sopra i 25°C rispetto alle giornate sotto i 10°C.
L’Osservatorio raccomanda particolare attenzione ai bambini, apprendimento precoce del nuoto, rispetto dei divieti e della cartellonistica, evitando l’acqua con bandiera rossa, i tuffi in fondali sconosciuti e il contrasto alle correnti di ritorno. Nelle acque interne vanno considerate anche temperature, correnti e stabilità delle sponde, privilegiando le aree sorvegliate.