Dalla verifica a posteriori alla prevenzione delle irregolarità prima che le prestazioni vengano erogate. È il cambio di approccio adottato dall’INPS nella strategia di contrasto alle frodi sul welfare, illustrato da Alessandro Romano, Direttore centrale Internal Audit, Risk Management, Compliance e Antifrode dell’Istituto, in un approfondimento con il direttore di MilanoFinanza Roberto Sommella.
L'obiettivo, secondo Romano, è intervenire il più possibile a monte, sfruttando l'interoperabilità delle banche dati pubbliche e trasformando gli schemi fraudolenti individuati attraverso i controlli in strumenti permanenti di prevenzione. Il principio alla base della strategia è che evitare un pagamento indebito risulta più efficace, in termini di tutela delle risorse pubbliche, rispetto al tentativo di recuperare somme già erogate.
«Recuperare somme già erogate è spesso difficile e poco efficace, soprattutto nei confronti di soggetti incapienti», spiega Romano. Da qui la scelta di spostare progressivamente il baricentro delle attività di controllo verso l'analisi preventiva e l'incrocio delle informazioni disponibili nelle diverse amministrazioni.
I dati relativi alle verifiche effettuate confermano la rilevanza di questo approccio. L'incrocio tra le dichiarazioni ISEE corrente e gli archivi reddituali ha portato recentemente alla revoca di 27.835 domande di Reddito di cittadinanza nelle quali risultavano omessi redditi rilevanti. Parallelamente, i controlli sui requisiti soggettivi ostativi, condotti in collaborazione con il Ministero della Giustizia, hanno interessato 5.767 domande.
Accanto alla prevenzione resta il capitolo del recupero delle somme indebitamente percepite. L'importo complessivo certificato nei bilanci dell'INPS si aggira intorno a 1,5 miliardi di euro. Nel triennio 2021-2023 le riscossioni hanno raggiunto complessivamente 250,6 milioni di euro, con un incremento dai circa 40 milioni recuperati nel 2021 ai 135 milioni del 2023.
Dall'esperienza maturata proprio nell'ambito dei controlli sulle dichiarazioni ISEE è nato il Cruscotto ISEE Corrente, sviluppato dalla Direzione centrale Antifrode e operativo da gennaio 2026. Lo strumento consente di individuare le Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) caratterizzate da potenziali omissioni reddituali prima della liquidazione delle prestazioni collegate.
«L'incrocio dei dati ci consente di prevenire le frodi e di salvaguardare le risorse pubbliche», sottolinea Romano. Il modello prevede, in particolare, l'elaborazione di un'ipotesi di rischio, la verifica attraverso i dati disponibili e, qualora gli elementi risultino fondati, la trasformazione dell'analisi in un controllo preventivo.
È questo, secondo il direttore centrale, il percorso seguito con l'ISEE corrente: dall'analisi delle domande di Reddito di cittadinanza è stato sviluppato un sistema strutturato in grado di individuare preventivamente situazioni caratterizzate dalla presenza di redditi non dichiarati.
«Non ci limitiamo a tentare di recuperare ciò che è già stato indebitamente pagato, ma impediamo che la stessa frode possa ripetersi», afferma Romano. Da qui anche la valutazione secondo cui «un euro non erogato indebitamente vale molto più di dieci euro che si tenta di recuperare a distanza di anni». Una prospettiva che, nelle parole del dirigente, lega l'attività antifrode alla necessità di garantire che le risorse del welfare siano destinate agli aventi diritto.
La strategia dell'INPS si estende inoltre alla dimensione internazionale. La crescente mobilità dei lavoratori tra i Paesi europei, osserva Romano, non è stata accompagnata da un livello equivalente di circolazione delle informazioni tra le amministrazioni, creando possibili spazi per fenomeni fraudolenti di natura transnazionale.
In questo contesto si inserisce l'accordo bilaterale antifrode sottoscritto con France Travail, basato sullo scambio massivo di dati e sulla condivisione di scenari di rischio. L'intesa è stata presentata alla Commissione europea come possibile modello di cooperazione e, secondo quanto riferito da Romano, l'INPS punta ora a estendere progressivamente questo tipo di collaborazione ad altri Paesi europei, a partire da Spagna e Paesi Bassi.
Sul piano tecnologico e operativo, un ruolo centrale è affidato anche a Sibilla, piattaforma realizzata grazie a fondi europei che integra informazioni aziendali e reddituali attraverso indicatori compositi di rischio.
L'utilizzo del sistema è destinato a essere esteso a breve anche ai poli regionali, con l'obiettivo di rafforzare la capacità di analisi e individuazione delle anomalie sul territorio.
Il modello delineato dall'INPS punta quindi a combinare prevenzione, analisi dei dati, controlli mirati e cooperazione tra amministrazioni.
Un'impostazione che, nelle intenzioni dell'Istituto, dovrebbe consentire di intervenire prima dell'erogazione delle prestazioni e di ridurre la necessità di recuperare successivamente risorse già indebitamente corrisposte.