"Servirà l'elmetto, ma se non fosse stata questa la situazione forse non sarei venuto". Si presenta così Gennaro Gattuso a Formello con le sue prime dichiarazioni da allenatore della Lazio davanti alla stampa: "Sono orgoglioso. Le sensazioni sono buonissime dopo i test. Le problematiche le conosciamo, da quando mi hanno chiamato presidente e ds per spiegarmi la situazione. C’è da mettere l’elmetto e pedalare. Ho un solo obiettivo, mettere una squadra in campo che sudi la maglia e rispetti la storia di questo club. Non ti nego che se non ci fossero state queste condizioni difficili qui avrei detto forse di no. È una sfida, l'obiettivo è creare un clima familiare e riuscire ad avere una squadra che diverta la gente allo stadio o da casa".

Sul mercato non si sbilancia: "Acquisti? Sicuramente un centrale dovremo farlo. Vedremo Ratkov, un paio di cose dovremo farle. Bisogna prenderci un po’ di tempo e non sbagliare. Dobbiamo fare poche cose ma giuste. Parlare di questo è scorretto verso chi fa parte della rosa. La base c’è, ci sono giocatori buoni. I terzini sono tanti. Partiamo da una base importante, non è tutto da buttare. Nazionale? Posso solo ringraziare i ragazzi che ho allenato, mi hanno dato tutto. Nel calcio ci sono gli episodi, da giocatore un po’ di culo l’ho avuto ma da allenatore qualche mazzata nei denti la sto prendendo. Sto seminando per raccogliere, arriverà il giorno in cui raccoglierò anche io. La ferita che ho addosso rimarrà fino a che mi faranno l’ultimo saluto. Ora ho ancora più veleno e più rabbia". Sulla contestazione e l'assenza del pubblico allo stadio Gattuso è chiaro: “Questo è un alibi. Sappiamo che c’è questa problematica, bisogna rispettare i tifosi per la lealtà e la serietà. Io devo solo entrare nella testa dei giocatori".

Rino Gattuso, nel giorno della presentazione a Formello racconta anche il suo rapporto con Lotito: "Ho un rapporto franco, gli dico tutto quello che gli devo dire, che deve sistemare qualcosina 'sotto', a livello organizzativo. Se deve dire qualcosa alla squadra viene, si chiude nello spogliatoio, parla con me e deve parlare poco con voi. Ma ha troppi telefonini, parla col mondo. Anche il presidente deve fare questo passaggio qui. La squadra è la sua, se deve dire qualcosa lo dice al direttore, a me, alla squadra. Spero l’abbia capito. La società mi ha spiegato che c’era il blocco del mercato, poi tanti altri giocatori pensavo che chiedessero di andare via invece mi hanno dato disponibilità. Pensavo ci fosse un fuggi fuggi, invece no. Io gli ho detto solo una roba: 'Voglio lavorare come piace a me'".

Infine su Mario Gila, passato da pochi giorni al Milan, difende la società: "Vi dico la verità. Se fosse stato per Fabiani e Lotito, Gila sarebbe rimasto fino alla fine del contratto. Sono stato io: chi non vuole stare, non deve stare. Uno deve rimanere con la testa. Ho parlato con Mario, sono stato onesto. Mi ha detto dei soldi che gli offrivano. Come lo convinci? Ho anche discusso con Fabiani, gli ho detto che Gila doveva andare via. Chapeau al direttore che ha fatto un colpo da fantasista".