Le opposizioni in Consiglio regionale del Lazio attaccano duramente il presidente della Regione dopo la decisione del Tribunale amministrativo regionale che ha annullato una parte della delibera con cui la Giunta aveva cercato di intervenire sul problema delle liste d'attesa. Secondo i capigruppo di opposizione, la sentenza rappresenta una pesante sconfitta politica oltre che amministrativa e dimostra il fallimento del metodo scelto dall'esecutivo regionale.
In una nota congiunta, Marietta Tidei (Italia Viva), Mario Ciarla (Partito Democratico), Adriano Zuccalà (Movimento 5 Stelle), Claudio Marotta (Sinistra Civica Ecologista), Alessio D'Amato (Azione) e Alessandra Zeppieri (Polo Progressista) ricordano come, negli ultimi tre anni, Francesco Rocca abbia costruito gran parte della propria comunicazione politica sulla promessa di ridurre drasticamente le liste d'attesa, attribuendo le responsabilità dei ritardi alle precedenti amministrazioni.
Secondo le opposizioni, la pronuncia del Tar smentisce proprio l'impianto della strategia regionale. I giudici, infatti, pur condividendo l'obiettivo di ridurre i tempi di attesa per visite ed esami, hanno ritenuto illegittimo il metodo adottato dalla Regione, evidenziando che l'autonomia prescrittiva del medico non può essere compressa per esigenze organizzative. La sentenza contesta inoltre quello che viene definito un "automatismo prescrittivo", ritenuto incompatibile con la libertà di valutazione clinica del medico di medicina generale.
Le forze di minoranza sottolineano anche un altro passaggio della decisione del Tar, secondo cui il medico di famiglia sarebbe rimasto comunque responsabile della prescrizione pur dovendo formalizzare una decisione assunta da altri. Una contraddizione che, secondo i consiglieri, dimostrerebbe l'errata impostazione della delibera regionale.
Per le opposizioni, la riduzione delle liste d'attesa non può essere ottenuta attraverso nuovi adempimenti burocratici o limitando l'autonomia dei medici, ma richiede investimenti strutturali sul personale sanitario, un rafforzamento dei servizi territoriali, un incremento dell'offerta di prestazioni e una programmazione più efficace dell'intero sistema sanitario regionale.
La nota si conclude con un duro affondo nei confronti del presidente della Regione. Secondo i capigruppo, la sentenza rappresenta una "bocciatura politica prima ancora che giuridica", perché dimostrerebbe che la Giunta ha scelto scorciatoie amministrative invece di affrontare in modo concreto il problema delle liste d'attesa. Per questo, sostengono le opposizioni, i cittadini del Lazio hanno bisogno di meno propaganda e di soluzioni realmente efficaci per migliorare il funzionamento della sanità regionale.