Si è alzato ufficialmente il sipario sul Mancini-bis della Nazionale. Stavolta, ad accompagnarlo c’è Claudio Ranieri nella veste di Direttore tecnico e presidente del Club Italia, insieme al nuovo presidente Figc Giovanni Malagò, nei giorni successivi al caos Maldini-Pirlo. A Via Po, due passi dalla sede della Federcalcio in via Allegri, la conferenza stampa di presentazione, con la premessa di Giovanni Malagò: “Sono stupefatto dalla insospettabilità di tutti i livelli, generazionali, di sesso, che hanno cercato di dire la loro. Per rispetto e garbo come fai a non ascoltarli. Ma noi siamo contenti di essere sotto questa lente di ingrandimento”.

Mancini invece torna subito sulla separazione di tre anni fa: “Allora forse ci fu una mancanza di comunicazione tra me e Gravina, se ci fossimo parlati a quattrocchi sarebbe cambiato tutto. Sono molto dispiaciuto, per me la maglia della Nazionale è sempre stata molto importante. Un po’ come quando da innamorato perdi la donna della tua vita, vuol dure che hai fatto degli errori, non importa quanto tu sia stato bravo prima ma hai fatto qualcosa che non dovevi. Mi dispiace moltissimo, ma ora la sorte e il presidente Malagò mi dà la possibilità di potermi rifare. Cercherò di fare il massimo per portare l’Italia dove deve stare. Cercherò di mettere in campo quello che abbiamo visto qualche anno fa. I giovani ci sono, gli va data fiducia, ma sarà una squadra propositiva.

"Il primo impatto con i tifosi? So che ci sono dei contro, ma cercherò di fare in modo che i tifosi si rinnamorino della squadra e mi perdonino per quanto accaduto. Con Gravina ho chiarito, sa cosa penso, la responsabilità è tutta mia. Lui sa. Il contratto? Io sono stato cinque anni, è il mio ruolo preferito. Spero di poter vincere un trofeo importante o anche due e restare anche dopo se sarà possibile. Contano gli uomini, i sistemi di gioco, bisogna adattarsi a quello che uno ha. Le nazionali, almeno le Under 21, 20 o 19, magari anche 18, devono avere lo stesso atteggiamento tattico”.

Ancora Mancini: “Questa squadra può puntare a vincere il Mondiale? Abbiamo fatto 30 vittorie in 37 partite. Se l’Italia va al Mondiale, diventa una delle squadre da battere. Anche se arriva da non favorita diventa pericolosa. Il nostro obiettivo è formare una squadra subito”.

Parola anche a Claudio Ranieri: “Rivincita personale? No, è il coronamento di una carriera, bellissimo. Non credevo potesse accadere, ero al mare come vedete dalla mia faccia. Sono orgoglioso e ci sarà da lavorare tantissimo. Ma in carriera non mi sono mai tirato indietro davanti alle difficoltà. Compito arduo, mi premono due cose: fare innamorare i tifosi italiani della Nazionale e permettere ai bambini di vedere la Nazionale ai Mondiali, non lo hanno mai fatto, come mio nipote di 12 anni”.

Per sistemare il sistema calcio italiano qual è il lasso di tempo? “Io sono chiamato a risolvere la situazione che non si vede. I primi di giugno ero a Cagliari, un addetto ai lavori mi hanno detto che i bambini per andare a scuola calcio spendono troppo e tanti non se lo possono permettere. Io voglio capire bene questa cosa. Non possiamo permettercelo ora, i bambini sono presi da altri sport o dai videogiochi, dobbiamo abbassare i prezzi e riportarli nel calcio. Dobbiamo tornare a sviluppare nei settori giovanili la tecnica individuale, il cross, il dribbling, tante cose che non si fanno più perché gli allenatori devono vincere. Impariamo come si manovra il pallone. A scuola tennis ti correggono e impostano prima, poi fai le partite. Questo cercherò di fare”.

“Pentito del no alla Nazionale dello scorso anno? Le volte in cui ho deciso con il cuore non mi sono mai pentito e anche in quel caso è stato così. Lì non potevo, avevo un contratto firmato, non potevo interromperlo, per di più con la Roma che è la mia squadra del cuore e fare il ct dell’Italia. Non mi era possibile, ci sarebbero stati dei conflitti d’interesse notevolissimi. E a malincuore sono stato costretto a dire di no”.