Il governo prepara una manovra da 23,5 miliardi di euro per il 2027, ma non tutte le risorse indicate nei conti possono essere utilizzate liberamente. È su questo equilibrio finanziario che si concentra il confronto nella maggioranza, mentre si discutono tasse più leggere per i giovani, pensioni anticipate, nuovi bonus e aiuti alle famiglie.
Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia hanno presentato diverse proposte, alcune condivise e altre più difficili da realizzare. Il punto è capire quali potranno essere finanziate davvero. Una parte consistente della manovra, infatti, è legata alla possibilità di utilizzare le regole europee che consentono maggiore flessibilità nella spesa per la difesa e la sicurezza energetica.
Il prossimo appuntamento è il Consiglio dei ministri previsto per domani, mercoledì 28 ottobre, alle 12, quando il governo dovrebbe approvare il disegno di legge di Bilancio.
Manovra da 23,5 miliardi: dove vanno i soldi
Per capire il confronto politico bisogna partire dalle cifre. Il Documento programmatico di bilancio, trasmesso dal governo alla Commissione europea nella notte tra il 14 e il 15 ottobre, prevede interventi complessivi per circa 23,5 miliardi di euro.
La quota più consistente, pari a 5 miliardi, riguarda famiglia e welfare. Circa 4,5 miliardi sono destinati alla difesa, 3,4 miliardi alle imprese e 3,1 miliardi alle infrastrutture. Per la sanità sono indicati 2,4 miliardi, mentre alle misure fiscali sono riservati circa 2,1 miliardi.
Ci sono poi altri interventi, tra cui le risorse per gli enti locali e un fondo destinato alle spese derivanti da sentenze.
Il valore complessivo della manovra, però, non corrisponde alla somma che il governo può destinare a nuove agevolazioni. Una parte delle risorse finanzia interventi già individuati, mentre alcune delle maggiori spese programmate dipendono dal ricorso alla flessibilità europea.
La clausola europea: cosa significano i 14,4 miliardi di flessibilità
Un elemento decisivo della manovra è il ricorso alla clausola europea di salvaguardia nazionale, che consentirebbe all'Italia di aumentare temporaneamente alcune spese per la difesa e la sicurezza energetica, beneficiando di una deroga ai normali vincoli europei sulla crescita della spesa pubblica.
Il governo ha programmato di utilizzare un margine di circa 14,4 miliardi di euro all'anno nel 2027 e nel 2028, pari allo 0,6% del Pil. Secondo la ripartizione indicata nei documenti programmatici, circa lo 0,3% del Pil annuo riguarderebbe la difesa e un altro 0,3% la sicurezza energetica.
Per quest'ultima, le regole europee prevedono un limite dello 0,3% del Pil all'anno e dello 0,6% complessivo nel periodo 2026-2028.
Non si tratta di finanziamenti versati da Bruxelles, ma di maggiori spese che resterebbero a carico dello Stato italiano. La clausola permetterebbe di sostenerle beneficiando di una temporanea flessibilità rispetto ai normali vincoli europei.
La Commissione europea ha espresso l'8 ottobre un orientamento favorevole alla richiesta italiana, ma l'attivazione formale richiede ancora l'approvazione del Consiglio dell'Unione europea.
Non tutte le spese, inoltre, potranno beneficiare della deroga. Per la componente energetica, gli interventi dovranno rispettare criteri precisi, finalizzati a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati.
I 14,4 miliardi annui, infine, non si aggiungono ai 23,5 miliardi complessivi della manovra. Sono grandezze differenti, in parte sovrapposte: la prima indica il margine di flessibilità programmato, la seconda il valore complessivo degli interventi previsti per il 2027.
Il confronto con Bruxelles è quindi fondamentale per stabilire quali spese potranno beneficiare della deroga e quali dovranno essere finanziate secondo le regole ordinarie.
Quanto resta per tagliare le tasse e finanziare i bonus
Accanto alla flessibilità europea, la manovra prevede circa 10 miliardi di coperture ordinarie. Si tratta di risorse che lo Stato conta di ottenere attraverso maggiori entrate o riduzioni di altre spese.
Circa 5 miliardi dovrebbero arrivare da banche e assicurazioni. Altre entrate sono attese dai giochi, mentre una parte dei risparmi dovrebbe derivare dai tagli ai ministeri.
Anche qui serve una precisazione: i 10 miliardi non sono tutti disponibili per nuove agevolazioni. Devono contribuire a finanziare le diverse misure previste nella legge di Bilancio.
È proprio per questo che le richieste della maggioranza devono fare i conti con risorse limitate. Non basta che una proposta trovi un accordo politico: bisogna dimostrare come pagarla.
Tasse più leggere per gli under 30: la proposta più condivisa
Una delle misure sulle quali la maggioranza cerca un'intesa è la cosiddetta mini-Irpef per i giovani sotto i 30 anni.
L'idea è ridurre le tasse sul reddito per chi lavora e non supera una determinata soglia. In pratica, se la misura venisse approvata, i beneficiari potrebbero pagare meno Irpef e ritrovarsi con una busta paga più alta.
Per ora, però, mancano ancora le informazioni decisive: non è stata definita la soglia di reddito, non è chiaro quanto sarà lo sconto e non si conosce il numero dei lavoratori che potranno beneficiarne.
Sul tavolo ci sono anche altre proposte rivolte ai giovani, come una tassazione agevolata al 5% per alcuni neoassunti e un ampliamento della fascia di reddito esente da imposte per i lavoratori più giovani.
Bisognerà capire se il governo sceglierà una sola misura oppure se riuscirà a combinarne più di una.
Pensioni a 64 anni: cosa vuole cambiare la Lega
Un altro tema importante è quello delle pensioni. La Lega propone di estendere la possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni anche a persone che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996.
Oggi la pensione anticipata contributiva a 64 anni è prevista per chi ha iniziato a contribuire dal 1996, a condizione di rispettare specifici requisiti contributivi ed economici.
L'ipotesi allo studio prevede di allargare questa possibilità, ma con il ricalcolo contributivo dell'assegno. In parole semplici, la pensione verrebbe calcolata applicando le regole del sistema contributivo, con il rischio, per alcuni lavoratori, di ricevere un assegno più basso.
Tra le ipotesi riportate dalla stampa è comparsa anche quella di richiedere 36 anni di contributi, ma non si tratta di un requisito approvato dal governo.
Restano quindi da chiarire le condizioni di accesso e soprattutto i costi dell'operazione. Gli alleati della Lega preferirebbero destinare almeno parte delle risorse all'aumento delle pensioni minime.
Flat tax fino a 100mila euro per le partite Iva
Tra le richieste della Lega c'è anche l'aumento della soglia del regime forfettario per le partite Iva, oggi fissata a 85mila euro di ricavi o compensi.
La proposta punta a portarla a 100mila euro. Per professionisti e lavoratori autonomi, l'innalzamento della soglia consentirebbe a una platea più ampia di accedere o rimanere nel regime fiscale agevolato.
Il progetto presenta però difficoltà tecniche, soprattutto per il rapporto con le regole europee sull'Iva, oltre al problema delle coperture. Le modalità di applicazione del nuovo limite non sono ancora definite.
Più incerto appare anche l'ampliamento del taglio dell'Irpef per il ceto medio, sostenuto da Forza Italia, così come la detassazione delle tredicesime e la cedolare secca agevolata per gli affitti dei negozi.
Sono proposte diverse, ma accomunate dalla necessità di trovare risorse sufficienti per finanziarle.
Famiglie, anziani e sanità: gli altri aiuti in discussione
Una parte importante del confronto riguarda le famiglie. Si discute della proroga del bonus mamme, degli incentivi alla natalità e degli aiuti per gli asili nido.
Per gli anziani, secondo le anticipazioni giornalistiche, Forza Italia ha avanzato la proposta di una card sanitaria da 300 a 500 euro, destinata soprattutto agli over 75 con redditi contenuti.
Il contributo potrebbe servire a pagare alcune prestazioni sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, come visite, esami e determinate spese per protesi o cure dentarie.
I requisiti, le modalità di accesso e le spese ammesse dovrebbero essere definiti soltanto in caso di approvazione della misura.
Anche sulla sanità resta da capire come saranno distribuiti i 2,4 miliardi previsti dal quadro finanziario e quante risorse andranno effettivamente a nuovi servizi.
Domani il Consiglio dei ministri, poi l'esame parlamentare
Il governo deve trovare un equilibrio tra tre esigenze: rispettare i conti pubblici, utilizzare la flessibilità prevista dalle regole europee e rispondere alle richieste dei partiti della maggioranza.
Il Consiglio dei ministri di domani, 28 ottobre, dovrebbe definire quali interventi inserire nel disegno di legge di Bilancio e con quali risorse finanziarli.
Dopo il via libera del governo, il disegno di legge passerà all'esame del Parlamento, dove potranno essere presentati emendamenti e introdotte modifiche. La legge di Bilancio dovrà essere approvata entro il 31 dicembre 2026, in vista della sua entrata in vigore dal 1° gennaio 2027, anche se alcune misure potranno avere decorrenze diverse.