La polemica politica si sposta sul terreno dell'economia e dei rapporti con l'Unione europea, con Marco Rizzo che prende apertamente le distanze dalle dichiarazioni di Roberto Vannacci sulla gestione del debito pubblico e sul rispetto dei parametri comunitari. Un intervento netto, quello del leader di Democrazia Sovrana Popolare, che mette in discussione la coerenza delle posizioni economiche del generale e apre un confronto su uno dei temi più divisivi della politica italiana: fino a che punto il Paese deve subordinare le proprie scelte economiche ai vincoli stabiliti da Bruxelles?
A scatenare la reazione di Rizzo sono alcune parole attribuite a Vannacci, secondo il quale l'Italia non potrebbe permettersi di allontanarsi eccessivamente dai parametri economici perché il debito pubblico, prima o poi, dovrà essere pagato dalle nuove generazioni. Una posizione improntata alla prudenza finanziaria che, tuttavia, non convince affatto l'ex parlamentare comunista, da sempre sostenitore di una linea fortemente critica nei confronti delle politiche economiche dell'Unione europea.
"Sull'economia Vannacci ha detto che non possiamo neanche scostarci troppo da quelli che sono i parametri perché poi il debito qualcuno lo paga, i giovani", scrive Rizzo sui social, prima di affondare il colpo con un paragone politicamente pesante: "Sono parole che potrebbe dire Monti o Draghi. Così proprio non va!".

Il riferimento a Mario Monti e Mario Draghi non è casuale. Entrambi gli ex presidenti del Consiglio rappresentano, nella lettura politica di Rizzo, una stagione caratterizzata dalla centralità dei vincoli europei, dalla disciplina dei conti pubblici e dalla necessità di mantenere la credibilità finanziaria dell'Italia sui mercati internazionali. Accostare Vannacci a quelle esperienze significa quindi contestargli una posizione economica che Rizzo considera incompatibile con una visione autenticamente sovranista.
Il punto centrale della polemica riguarda proprio il significato della sovranità economica. Per Rizzo, infatti, mettere in discussione i parametri europei non rappresenta una scelta irresponsabile, ma una condizione necessaria per restituire allo Stato italiano maggiori margini di intervento nelle politiche industriali, negli investimenti pubblici e nella tutela dei cittadini. "La critica ai parametri della UE è fondativa per chi vuole salvare l'Italia", conclude il leader politico, trasformando la replica a Vannacci in una dichiarazione di principio.
La questione, naturalmente, è più complessa di uno scontro tra favorevoli e contrari all'Europa. Il debito pubblico italiano rappresenta un vincolo concreto per le politiche di bilancio e la sua sostenibilità dipende da fattori come crescita economica, tassi d'interesse, entrate fiscali e capacità dello Stato di finanziare la propria spesa. Allo stesso tempo, il rispetto delle regole europee continua ad alimentare un confronto politico sulla possibilità di sostenere investimenti e sviluppo senza comprimere eccessivamente la spesa pubblica.
È proprio su questa contraddizione che Rizzo costruisce il suo attacco. Da una parte la rivendicazione della sovranità nazionale, dall'altra il riconoscimento dei limiti imposti dai parametri comunitari. Due impostazioni che, secondo il leader di Democrazia Sovrana Popolare, difficilmente possono convivere all'interno di una proposta politica che intenda presentarsi come alternativa agli orientamenti economici tradizionali.
L'affondo assume così un significato che va oltre la semplice divergenza sul debito pubblico. Rizzo sembra voler tracciare una linea di demarcazione tra chi considera necessario rimettere radicalmente in discussione le regole economiche europee e chi, pur rivendicando posizioni sovraniste, ritiene indispensabile mantenere una disciplina finanziaria compatibile con gli impegni assunti dall'Italia.
Una polemica destinata ad alimentare il dibattito nell'area sovranista, dove le differenze sulle politiche economiche possono rivelarsi profonde quanto quelle sulle alleanze e sulle strategie politiche. Il messaggio di Rizzo, del resto, è inequivocabile: contestare Bruxelles sul piano politico non basta se poi, quando si parla di debito e conti pubblici, si finisce per adottare argomentazioni che ricordano quelle di Monti e Draghi.