C'è un momento in cui il gesto precede il pensiero. È quello dello scarabocchio infantile, del banco di scuola riempito di disegni durante una lezione, del segno lasciato su un muro che trasforma la città in una tela aperta. È da questa grammatica libera e istintiva che Marina Efimova trae ispirazione per la nuova collezione MARYEEFI, un progetto che restituisce dignità progettuale a un linguaggio spesso considerato marginale, trasformandolo in un elemento di sofisticata ricerca estetica.

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Il fulcro della collezione è un sistema di sedute modulari dalle forme essenziali, dove il rigore delle geometrie incontra l'energia di superfici attraversate da segni grafici, simboli e disegni apparentemente casuali. Cuori, fiori, scritte e tratti irregolari evocano la spontaneità dell'infanzia, la memoria dei quaderni e dei banchi scolastici consumati dal tempo, ma anche l'immediatezza della street art, capace di appropriarsi dello spazio urbano e trasformarlo in racconto.

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Quello di Marina Efimova non è un esercizio nostalgico, bensì una riflessione sul valore del segno come espressione universale. Ogni tratto rompe la perfezione della superficie e introduce una dimensione profondamente umana, in cui l'imperfezione diventa identità e la materia acquista una nuova capacità narrativa. Il rivestimento si trasforma così in una tela tridimensionale, mentre il divano supera la sua funzione per diventare un oggetto capace di instaurare un dialogo con l'arte contemporanea.

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La modularità del progetto amplifica questa libertà espressiva. Le composizioni possono evolversi nello spazio, adattandosi a contesti differenti senza perdere la forza del proprio carattere. Comfort, funzionalità e ricerca formale convivono in un equilibrio che riflette una nuova idea di abitare: più personale, più autentica, più aperta alla contaminazione tra discipline.
Con questa collezione, MARYEEFI propone una visione del design che rifiuta l'omologazione e sceglie invece la forza del gesto spontaneo. Gli scarabocchi dei bambini, i graffiti sui muri e le tracce lasciate sui banchi diventano memoria collettiva e patrimonio visivo, reinterpretati attraverso un linguaggio progettuale raffinato. Ne nasce una collezione che invita a guardare oltre la funzione dell'arredo, riconoscendo negli oggetti la capacità di raccontare storie, custodire emozioni e trasformare ogni ambiente in uno spazio di espressione creativa.