La scuola come strumento di integrazione e di coesione sociale. Ma soprattutto senza creare divisioni, o ghetti come li ha chiamati nello specifico nel suo intervento. È questo il principio ribadito dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Amatrice, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, proprio all’indomani dell’annuncio di Giorgia Meloni su nuove misure riguardo la presenza degli studenti stranieri nelle classi e sul divieto di burqa.
«La scuola è aperta a tutti. È la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. Deve stabilire legami, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere». Nessun riferimento diretto alla leader di FdI, ovviamente, ma è un pensiero che arriva con tempistiche chiare. Mentre il governo prepara un intervento che dovrebbe introdurre un numero massimo di studenti stranieri per classe, vietare burqa e niqab negli istituti e prevedere l’apprendimento dell’italiano per i genitori di alunni stranieri con difficoltà di inserimento. Strizzando per certi versi un po' l'occhio anche al nuovo elettorato marcato Vannacci.
Meloni aveva motivato con la necessità di evitare situazioni nelle quali gli studenti italiani diventino minoranza all’interno delle proprie classi: "Non esiste che siano loro in un angolo, non esiste!", ha detto la premier. Mattarella, invece ha sottolineato che la scuola «deve costruire legami», aiutare a «non formare ghetti, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità». E ha richiamato l’articolo 34 della Costituzione: la scuola «prepara tutti. È aperta a tutti». Con tanto di applausi a scena aperta dei presenti.
Nel suo intervento il capo dello Stato ha affrontato anche il tema della violenza e del bullismo. «Ci sono violenze più subdole che richiedono antenne sensibili: il bullismo che infierisce sul più debole, la diversità e la debolezza che diventano causa di umiliazione». E ha definito «inaccettabili» le forme di sopraffazione «ai danni di ragazze». Due interventi che arrivano nello stesso momento, si scontrano generando inevitabilmente rumore e assumendo un significato enorme, di certo non casuale.