Un vero e proprio schiaffo politico al governo di Pedro Sánchez arriva dal Parlamento europeo. Con 339 voti favorevoli, 225 contrari e 16 astensioni, l'Eurocamera ha approvato la risoluzione sulla crisi migratoria di Ceuta che esprime "profonda preoccupazione" per la politica di regolarizzazione su vasta scala portata avanti dall'esecutivo spagnolo, considerata un possibile fattore di attrazione per l'immigrazione irregolare e un messaggio potenzialmente sbagliato rispetto alla possibilità di trasformare un ingresso illegale in una permanenza regolare.

Il passaggio politicamente più significativo riguarda proprio la strategia di Madrid. La regolarizzazione straordinaria avviata nel 2026 prevede, a determinate condizioni, permessi temporanei di soggiorno e lavoro per migranti irregolari già presenti nel Paese. Il Parlamento europeo ha ora chiesto alla Commissione di valutare gli effetti transfrontalieri di simili programmi, compreso il possibile impatto sui movimenti secondari e sul funzionamento dello spazio Schengen.

Il voto segna dunque una forte battuta d'arresto politica per Sánchez, anche perché il testo è passato senza l'accordo dei Socialisti europei. Il gruppo S&D ha votato contro, mentre la risoluzione ha ottenuto il sostegno del PPE, dei gruppi della destra europea e di parte dei liberali di Renew.

Il messaggio che arriva da Strasburgo è netto: la protezione delle frontiere esterne non può essere considerata esclusivamente un problema nazionale. La risoluzione definisce prioritario il rafforzamento delle frontiere terrestri e marittime dell'Unione a Ceuta e chiede maggiori capacità operative, più risorse e un ruolo rafforzato di Frontex. Il Parlamento sollecita inoltre il rapido rimpatrio delle persone che non hanno diritto a rimanere nell'Unione, nel rispetto del diritto europeo e internazionale.

È proprio su questo terreno che emergono punti di convergenza con la linea portata avanti dall'Italia di Giorgia Meloni: controllo delle frontiere esterne, contrasto alle partenze e ai trafficanti, collaborazione con i Paesi di origine e transito e maggiore efficacia dei rimpatri. Il voto dell'Eurocamera non costituisce naturalmente un'approvazione complessiva delle politiche italiane, ma rafforza nell'agenda europea alcuni dei principi sui quali Roma ha insistito nel dibattito migratorio.

La crisi di Ceuta ha reso il confronto ancora più drammatico. Il Parlamento europeo ha espresso cordoglio per le 141 persone morte durante gli eventi del 30 e 31 luglio, definendo quelle vite perdute evitabili, e ha contemporaneamente condannato la strumentalizzazione dell'immigrazione irregolare come strumento di "guerra ibrida" contro l'integrità territoriale di uno Stato membro. Ceuta e Melilla, ricorda Strasburgo, sono territorio spagnolo ed europeo e la loro sovranità non può essere messa in discussione.

Il Parlamento ha inoltre chiesto una maggiore cooperazione con il Marocco e meccanismi più stringenti nell'utilizzo dei fondi europei destinati ai Paesi partner: finanziamenti e accesso privilegiato al mercato europeo dovrebbero essere accompagnati da una collaborazione effettiva nel controllo delle frontiere, nella lotta ai trafficanti e nelle riammissioni.

Dopo anni di scontro sull'immigrazione, dunque, il baricentro del dibattito europeo continua a spostarsi verso controllo delle frontiere, rimpatri e cooperazione con i Paesi terzi. Per Sánchez il voto di Strasburgo rappresenta un problema politico evidente: la sua strategia delle regolarizzazioni finisce formalmente sotto la lente dell'Eurocamera. Per Meloni, invece, diversi contenuti della risoluzione offrono nuovi argomenti a sostegno di una linea che il governo italiano porta da tempo ai tavoli europei.