Prima Ilaria Salis, ora Ilaria Cucchi. Due esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, due interventi distinti sulle violenze di piazza e un punto in comune: alla presa di distanza dagli scontri segue un ragionamento che sposta l’attenzione sulle condizioni sociali e sulle responsabilità della politica. Un’impostazione che merita di essere discussa soprattutto per ciò che rischia di lasciare sullo sfondo: le responsabilità di chi aggredisce e distrugge, insieme ai diritti di chi ne subisce le conseguenze.
Salis, sollecitata a esprimere una condanna davanti alle immagini del poliziotto colpito da un sampietrino, aveva affermato che quelle non sono le modalità con cui la sua parte politica scende in piazza, per poi richiamare altre forme di violenza: quella economica, le difficoltà di chi deve scegliere tra affitto e spesa, il razzismo sistemico. Cucchi, in un post su Facebook di tre giorni addietro, affronta invece la protesta partendo dalle prospettive dei giovanissimi: una casa che non potranno permettersi, il peso della pandemia, il carovita e una scuola senza investimenti.
“Questa non è forse violenza? Silenziosa, quotidiana, e nessuno la conta nei bilanci della questura”, scrive la senatrice. Sostiene che le ragioni della manifestazione siano state oscurate da chi ha scelto di spaccare tutto e mette nero su bianco una condanna: “La violenza va sempre condannata. Ma quando il dito indica la luna, è la luna che bisogna guardare”.
Quella condanna va riportata con chiarezza: attribuire a Cucchi un’approvazione delle devastazioni significherebbe deformare le sue parole. Altrettanto chiaramente, però, si può contestare il ragionamento successivo. “Le prime vittime sono proprio le ragazze e i ragazzi scesi in piazza”, afferma, accusando il governo di cavalcare l’odio contro il nemico politico anziché risolvere i problemi.
Nel mirino finiscono le richieste di taser e idranti, il fermo preventivo anche per i minorenni e il nuovo decreto annunciato dall’esecutivo. Cucchi interpreta queste risposte come espressione di ostilità verso le nuove generazioni. Domanda inoltre quanti agenti fossero presenti e chi avesse deciso il dispositivo di sicurezza, chiedendo che il ministro dell’Interno venga a rispondere in Senato.
Controllare le scelte del governo e la gestione dell’ordine pubblico rientra pienamente nel ruolo di una parlamentare. Il punto critico emerge quando questo piano finisce per sovrapporsi a quello delle responsabilità personali. Un dispositivo di sicurezza eventualmente inadeguato deve essere esaminato; la scelta di rompere una vetrina o colpire un agente resta responsabilità di chi la compie.
La conclusione del post concentra tutta la questione in una domanda: “Davvero una vetrina rotta vale più del loro presente?”. Ma perché mettere in competizione il presente dei giovani con quello di chi lavora dietro quella vetrina? Un negozio non è soltanto vetro e merce: può essere un’attività costruita con sacrifici, una fonte di reddito, il posto di lavoro di persone che affrontano lo stesso carovita denunciato dalla senatrice.
Il limite degli interventi di Salis e Cucchi sta proprio nel rischio che il richiamo al disagio attenui, nel dibattito pubblico, il peso delle condotte violente. Comprendere le cause è necessario; riconoscere le responsabilità lo è altrettanto. Le difficoltà economiche meritano risposte politiche concrete, ma non conferiscono a nessuno un diritto a danneggiare gli altri.
Distinguere chi manifesta pacificamente da chi devasta è anche il primo modo per difendere la protesta. I ragazzi scesi in piazza non sono tutti responsabili degli scontri e non possono essere trattati come tali. Allo stesso tempo, chi ha scelto la violenza non può scomparire dentro un racconto collettivo nel quale tutti diventano vittime delle circostanze.
Da due rappresentanti delle istituzioni è legittimo aspettarsi attenzione per il futuro delle nuove generazioni e per la sicurezza di cittadini, lavoratori e agenti. Anche chi raccoglie i cocci ha un presente da proteggere. E non dovrebbe essere costretto a ricordarlo a chi siede in Parlamento.
