Si è conclusa la Settimana della Moda di Milano, dove sono state presentate le collezioni Primavera Estate 2027.
Tolti dal mucchio gli eventi di contorno rimangono due tipologie di sfilate e presentazioni: quelle delle case e degli stilisti emergenti perlopiù sudamericani e orientali e quelli delle grandi maison del lusso contemporaneo.
Prese in considerazione queste due categorie si fa presto a notare la grande differenza di proposta: mentre i brand emergenti sperimentano con texture e strutture (forse perché liberi da un filo rosso che distingue il brand) le case di moda più conosciute sperimentano senza azzardare troppo, copiandosi da una collezione all'altra lasciando poco spazio ai capi veramente innovativi.

phan dang hoang
phan dang hoang


Phan Dang Hoang prende il nome dall'omonimo stilista vietnamita, nato nel 2022, sviluppa il tema della fiaba folkloristica vietnamita di Tàm Càm (spesso definita Cenerentola vietnamita) portando allo sguardo di chi guarda forme interessanti, lavorazioni e ricami ma soprattutto un po' di colore sulla passerella.
HUI di Hui Zhou Zhao brand nato nel 1997, inizia il sodalizio con la capitale lombarda nel 2019, porta avanti una filosofia che unisce la tradizione cinese con la sartoria italiana, quest'anno propone kimoni asimmetrici, trasparenze e tagli tipicamente orientali uniti a micro short e reggiseni a vista (tra le maggiori tendenze viste durante la Milano Fashion Week).

hui
hui


Infine tra le nuove proposte approdate nella capitale meneghina c'è Neithan Herbert, brand messicano nato nel 2021 che ha debuttato per la prima volta durante questa Fashion Week, propone una riflessione sulla transizione durante il tramonto come dimensione onirica, giocando con i tre colori che appartengono a questa transizione uniti al layering di consistenze, trasparenze ed accessori creando forme portabili ma non scontate.
È prevedibile che non si possa non parlare dei grandi brand, prendendo in considerazione Moschino, Maison Margiela MM6, Prada, Bottega Veneta e The Attico, si cerca di vedere quanto questi colossi provino a sperimentare ma sembrino troppo legati alla propria storia.

neithan herbert
neithan herbert


Maison Margiela MM6 continua per la propria strada con la sperimentazione artistica, nella quale non bada al bello esteticamente convenzionale, proponendo scolli molto aperti, reggiseni a vista, vestiti letteralmente aperti e gonne non gonne ma soprattutto gonne che rimandano al periodo Rococò, in particolare alla Robe à la française settecentesca che si rivedono anche nel defileè di Moschino dove si incomincia a vedere del colore, stampe e forme che per fortuna rimangono giocose e fedeli ad un brand mai banale.

bottega veneta
bottega veneta


Ci sono poi Prada e Bottega Veneta brand tra i più devoti alla propria storia e al proprio retaggio; Prada prosegue col sodalizio di Miuccia Prada e Raf Simons concentrandosi sulla gonna come oggetto attraverso variazioni proteiformi, un esercizio di stile che porta nuovi tessuti, fantasie e abbinamenti; dove troviamo ancora il reggiseno come capo fine sé stesso sottolineando ancora una volta l'importanza del carattere personale e del pensiero critico strizzando l’occhio (se volontariamente o meno non si sa) alla sorella più naïf Miu Miu.

moschino
moschino


Bottega Veneta presenta la terza collezione firmata da Louise Trotter, dopo il lustro firmato da Matthieu Blazy, ora direttore creativo di Chanel, la stilista inglese segue il mantra della casa veneta Labor et Ingenium tramite un approccio che implica l'indossare meno per sentire di più ed in questa collezione in particolare affronta e cerca di trasmettere la transizione dall'inverno alla primavera togliendo pian piano strati di abiti e lavorando sui dettagli vissuti e sulle forme a metà tra sartorialità ed informalità.

prada
prada


Si può poi parlare di The Attico, fondato nel 2016 da Gilda Ambrosio e Giorgia Tardini, che rimane fedelissimo all'estetica milanese vista e vissuta dalle due designer, si trovano ancora molte trasparenze, reggiseni a vista, richiami agli anni Novanta, texture materiali, piume e frange; una collezione, tra quelle citate, bella e sicuramente commerciale che prova ad ammiccare a ricerca ed avanguardia ma che sembra, almeno su questo piano, aver poco da raccontare (a giudizio di chi scrive).

the attico
the attico