Ogni estate torna puntualmente sui social: video di persone che intingono pane, friselle o altri alimenti direttamente nell’acqua di mare, trasformando una pratica folkloristica in una vera e propria tendenza virale. Ma dietro quella che molti considerano una semplice curiosità estiva non ci sono benefici per la salute. Anzi, secondo la dottoressa Alice Rotelli, medico chirurgo e divulgatrice scientifica, è un’abitudine da evitare.
In un post pubblicato sui propri canali social, la specialista affronta il tema con il consueto tono ironico ma con un messaggio molto chiaro: «Non c’è alcun motivo per pucciare il cibo nell’acqua di mare».
Rotelli ricorda anzitutto come, nella vita quotidiana, si presti grande attenzione alla qualità dell’acqua che si beve, scegliendo prodotti depurati, poveri di sodio e privi di contaminanti. Per questo, osserva, appare contraddittorio immergere volontariamente il cibo nell’acqua del mare.
Le ragioni sono principalmente due. La prima riguarda l’elevata concentrazione di sale: l’acqua marina contiene infatti una quantità di sodio molto superiore a quella raccomandata in una normale alimentazione e utilizzarla come “condimento” significa aumentare inutilmente l’apporto di sale.
La seconda riguarda la sicurezza igienico-sanitaria. L’acqua di mare può contenere batteri, tossine, sostanze chimiche, microplastiche e altri contaminanti, soprattutto nelle aree più frequentate o in prossimità di scarichi e porti. Per questo motivo non può essere considerata un alimento né tantomeno un ingrediente sicuro da consumare.
Con una battuta, la dottoressa sintetizza così la risposta a chi cerca eventuali vantaggi: «Vediamo perché potremmo farlo: non fatelo! Non c’è alcun motivo per pucciare il cibo nell’acqua di mare».
Il messaggio si inserisce nel filone della divulgazione scientifica che, soprattutto durante il periodo estivo, punta a contrastare mode e challenge diffuse online ma prive di qualsiasi fondamento sanitario. Un invito al buon senso che ricorda come la popolarità di un contenuto sui social non coincida necessariamente con la sua sicurezza o utilità per la salute.