L’allarme morbillo torna a farsi serio in Italia e dalla Liguria arriva un segnale che preoccupa gli specialisti. Dodici casi registrati dall’inizio di settembre, pazienti ricoverati e complicanze anche importanti: un quadro che ha spinto Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, a parlare di una vera e propria emergenza e ad avvertire sul rischio che la situazione possa estendersi ben oltre i confini regionali.
“Siamo di fronte a una vera e propria emergenza morbillo”, ha dichiarato Bassetti, riferendo di 12 casi nell’arco di una ventina di giorni e di quattro pazienti ricoverati al San Martino con complicanze polmonari, neurologiche ed epatiche. Secondo l’infettivologo quello osservato in Liguria sarebbe “un focolaio epidemico senza precedenti” nella regione e potrebbe rappresentare soltanto l’inizio di un fenomeno più ampio. “Siamo solo all’inizio di una gravissima epidemia che colpirà probabilmente non solo la Liguria, ma in generale l’Italia”, è l’allarme lanciato dal medico.
I numeri liguri trovano conferma nei dati ufficiali diffusi dalla Regione. Dal primo settembre sono stati registrati 12 casi: due al Gaslini, tre a Sanremo, sei nell’Azienda Ospedaliera Metropolitana e uno a Savona. Soltanto due riguardano bambini, mentre la maggior parte interessa adulti tra i 30 e i 55 anni non vaccinati. In alcuni pazienti sono state riscontrate polmoniti e complicanze neurologiche ed epatiche.
A rendere il quadro particolarmente significativo è la velocità con cui i contagi sono aumentati. Il 4 settembre la Regione Liguria riferiva sette casi complessivi dall’inizio del 2026, quattro dei quali concentrati nell’ultima settimana. A distanza di poche settimane, il bilancio comunicato dalla Regione è salito a 12 casi nel solo mese di settembre.
Bassetti punta il dito soprattutto sulla mancata vaccinazione. “Il morbillo è una malattia grave, una malattia gravissima”, ha sottolineato, ricordando che il virus sta tornando a circolare intensamente anche a livello internazionale. Secondo l’infettivologo esiste una fascia di adulti nati negli anni Ottanta e Novanta che non è stata vaccinata o non ha completato il ciclo vaccinale, alla quale si aggiungono bambini non immunizzati. “Tutto questo fa sì che il virus circoli, e circoli pesantemente”, ha spiegato.
Il problema delle coperture è confermato anche dalla Regione: in Liguria la vaccinazione contro il morbillo nei bambini raggiunge il 91%, una percentuale ancora inferiore alla soglia del 95% indicata come obiettivo per l’eliminazione della trasmissione endemica. L’assessore regionale alla Sanità Massimo Nicolò ha quindi richiamato la necessità di rafforzare prevenzione e sensibilizzazione.
Anche gli ultimi dati nazionali consolidati disponibili dell’Istituto Superiore di Sanità avevano mostrato segnali da non sottovalutare. Nel solo gennaio 2026 erano stati segnalati in Italia 84 casi di morbillo, 73 dei quali confermati in laboratorio. Il 90,9% dei pazienti per i quali era noto lo stato vaccinale risultava non vaccinato e oltre un terzo aveva sviluppato almeno una complicanza. L’incidenza più elevata era stata rilevata nei bambini tra zero e quattro anni, anche se l’età mediana dei contagiati era di 28 anni.
Sul quadro nazionale più recente è necessaria tuttavia cautela: l’ISS segnala che il flusso dei dati verso le proprie piattaforme di sorveglianza è momentaneamente interrotto e che sono in corso attività con Ministero della Salute e Regioni per ripristinarlo. Non è quindi possibile, sulla base dei bollettini ISS attualmente pubblicati, quantificare con precisione l’andamento nazionale del morbillo nelle ultime settimane.
L’allarme di Bassetti resta dunque una valutazione epidemiologica dell’infettivologo, mentre il dato certo è rappresentato dall’improvvisa concentrazione dei casi in Liguria e dalla presenza di pazienti con complicanze. Un segnale che riporta al centro dell’attenzione una malattia estremamente contagiosa che, nonostante venga talvolta percepita come un’infezione tipica e sostanzialmente innocua dell’infanzia, può provocare conseguenze serie anche negli adulti.