Nuovo passaggio nell’inchiesta sulla morte di Sara e Antonella, madre e figlia decedute a Pietracatella lo scorso dicembre dopo un avvelenamento da ricina. Nella giornata di giovedì Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, è rimasto per oltre sei ore negli uffici della Questura di Campobasso, dove sarebbe stato messo a confronto con un’amica, una professoressa già ascoltata più volte dagli investigatori.
Il confronto si è svolto alla presenza della procuratrice Elvira Antonelli e del capo della Squadra Mobile, Marco Graziano. Un passaggio che lascia pensare all’esistenza di ricostruzioni differenti su alcuni elementi considerati importanti per l’indagine, dal momento che il confronto tra testimoni viene disposto proprio quando emergono versioni contrastanti su fatti o circostanze rilevanti.
Di Vita è arrivato in Questura intorno alle 11 ed è uscito poco dopo le 17, senza rilasciare dichiarazioni nel merito. Ai giornalisti che gli rivolgevano numerose domande ha risposto soltanto: «A molte di queste domande potete darvi risposte da soli».
Nel frattempo sono arrivati anche i primi risultati degli esami effettuati in Germania sui campioni di sangue prelevati lo scorso primo luglio a Di Vita e ad Alice, sorella di Sara. Le prime analisi non avrebbero evidenziato, al momento, tracce riconducibili a un’esposizione alla ricina, anche se si attende ancora la relazione completa degli esperti tedeschi.
La Procura invita comunque alla cautela, perché gli accertamenti sono ancora in corso e diversi elementi devono essere verificati. Restano da analizzare anche alimenti e reperti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella, oltre ai dati contenuti in computer, telefoni, tablet e modem acquisiti durante le indagini.
L’inchiesta procede su due binari distinti: da una parte l’ipotesi di omicidio colposo, con cinque medici indagati per l’assistenza prestata nelle ore precedenti alla morte delle due donne; dall’altra quella di duplice omicidio premeditato, che al momento resta contro ignoti. Gli investigatori continuano quindi a raccogliere testimonianze e nuovi elementi per ricostruire con precisione cosa sia accaduto.