Tensioni e momenti di disordine si sarebbero nella Sala Consiliare del Municipio Roma V, durante la discussione di una mozione sul contrasto all’islamofobia e al razzismo antimusulmano. Sui fatti è stata presentata un’interrogazione da parte del gruppo Lega-Salvini Premier in Assemblea Capitolina, che chiede chiarimenti al sindaco di Roma Capitale e all’assessore competente.
La mozione, promossa dal capogruppo del Partito Democratico in Municipio V e sottoscritta da altri consiglieri, affronta i temi della libertà religiosa, della tutela delle minoranze, del contrasto alle discriminazioni e della promozione della convivenza. Nel corso della seduta, secondo quanto riportato nell’interrogazione, si sarebbero verificati episodi di tensione all’interno degli spazi istituzionali, alcuni dei quali documentati da immagini e riprese diffuse da organi di informazione e media locali.
L'aggressione a Massimiliano Zossolo
Tra gli episodi segnalati nel documento figura un’aggressione ai danni di Massimiliano Zossolo, fondatore della piattaforma social Welcome to Favelas. Secondo quanto riferito nell’interrogazione, Zossolo avrebbe ricevuto uno schiaffo da un manifestante mentre era in corso la seduta consiliare.
Il documento chiede all’Amministrazione di sapere se l’autore dell’aggressione sia stato identificato dalle Forze dell’Ordine o dalla Polizia Locale intervenuta sul posto. Viene inoltre chiesto se siano stati effettuati accertamenti sull’eventuale riconducibilità della persona responsabile ad ambienti di centri sociali o dell’antagonismo politico di sinistra nella Capitale.
La presenza di Maurizio Falessi
L’interrogazione si concentra anche sulla presenza, durante la seduta, di Maurizio Falessi, indicato nel documento come ex militante delle Unità Comuniste Combattenti e condannato in via definitiva per diversi reati, tra cui associazione sovversiva, banda armata, tentato omicidio, rapina e sequestro di persona.
Nel testo viene richiamato anche l’archivio storico del Ministero dell’Interno. In particolare, viene citata una dichiarazione dell’allora ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu del 14 gennaio 2004, successiva all’arresto di Falessi e Rita Algranati: «E' una vittoria dello Stato democratico.....assicurati alla giustizia due terroristi che hanno contribuito ad insanguinare l'Italia negli anni di piombo».
Il documento richiama inoltre un’intervista di Pisanu pubblicata il 15 gennaio 2004 da Repubblica, nella quale l’allora ministro affermava: «Lo Stato non dimentica, anche dopo 25 anni, le offese ricevute». La documentazione ministeriale collegava l’arresto di Falessi e Algranati alla loro appartenenza alle Brigate Rosse e al coinvolgimento nel sequestro dell’onorevole Aldo Moro.
Le richieste all'Amministrazione
Secondo quanto sostenuto nell’interrogazione, dalle immagini diffuse emergerebbe che Falessi sarebbe stato accolto e affiancato dal capogruppo del Pd in Municipio V e dal presidente della Comunità Islamica di Roma. Il documento chiede quindi di verificare la conoscenza dei fatti da parte dell’Amministrazione capitolina e di acquisire le valutazioni dell’esecutivo sulla presenza di Falessi negli spazi consiliari e sui rapporti intercorsi durante la seduta.
L’interrogazione chiede inoltre se l’Amministrazione intenda prendere posizione sugli episodi avvenuti nella sede municipale, con particolare riferimento all’aggressione denunciata ai danni di Zossolo e alle condizioni di sicurezza durante i lavori consiliari.
Il contesto della mozione sull'islamofobia
La seduta del 25 settembre aveva all’ordine del giorno una proposta intitolata «Contrasto all'islamofobia e al razzismo antimusulmano. Definizione, monitoraggio territoriale, garanzia effettiva della libertà di culto e promozione della convivenza nel Municipio Roma V».
L’atto, secondo il testo dell’interrogazione, richiama principi quali la libertà religiosa, la tutela delle minoranze, il contrasto a ogni forma di discriminazione e il rispetto dei diritti fondamentali. Proprio lo svolgimento della seduta e gli episodi segnalati sono ora oggetto delle richieste di chiarimento rivolte all’Amministrazione.
Il documento della Lega conclude chiedendo se il sindaco e l’assessore competente ritengano necessario ribadire che le sedi di Roma Capitale debbano essere luoghi sottoposti al rispetto delle regole, della legalità e delle procedure istituzionali, anche rispetto alla gestione della presenza di persone coinvolte in vicende giudiziarie legate agli anni della lotta armata.