Fermare le iniziative violente prima che prendano corpo, anche intercettando sui social gli appelli a organizzare saccheggi. È la linea sostenuta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio che, intervenendo a Sky Tg24, ha difeso il fermo preventivo previsto dal decreto sicurezza e affrontato il tema dei blocchi degli autotrasportatori nell’Italia meridionale. Due questioni diverse sulle quali il Guardasigilli richiama l’esigenza di prevenire le violenze e garantire i diritti di chi subisce le conseguenze delle proteste.
"Il fermo preventivo è una delle poche forme di deterrenza", ha dichiarato Nordio, indicando nel monitoraggio dei messaggi pubblicati online uno strumento per individuare in anticipo possibili azioni organizzate. "Qual è la forma migliore di prevenzione se non quella di vedere attraverso i social se passano questi messaggi di invito a raggrupparsi per fare un saccheggio e tu preventivamente, proprio per prevenire, fai questi fermi preventivi?". Il ministro ha poi precisato che si tratta di fermi che "non comportano la detenzione dietro le sbarre ma almeno bloccano sul nascere queste iniziative violente". La sua posizione è dunque quella di intervenire prima che gli inviti alla devastazione si trasformino in fatti, attribuendo alla misura una funzione di deterrenza e prevenzione.
Sul fronte delle proteste dei camionisti, Nordio ha invece evocato il rischio che il disagio della categoria possa diventare terreno di strumentalizzazione. "Sulle proteste dei camionisti direi che vi è una forte probabilità che vi sia una strumentalizzazione e una infiltrazione", ha affermato. Un ragionamento che il Guardasigilli ha collegato alla presenza della criminalità organizzata in alcuni territori: "Da sempre si dice che l’infiltrazione mafiosa in certe regioni d’Italia è tentacolare ed è capillare, addirittura qualche volta si è detto che certe regioni erano governate dalla criminalità organizzata, cosa in cui non ho mai creduto". Tuttavia, ha aggiunto, "che le mafie ci siano e possano infiltrarsi in una situazione di questo tipo mi pare altamente probabile". Parole che esprimono una valutazione del ministro sul rischio di infiltrazioni, senza indicare, nell’intervento riportato, specifici episodi accertati o elementi investigativi a sostegno.
Resta il nodo dell’intervento sui blocchi e del confine tra una protesta legittima e l’impedimento delle attività altrui. Su questo Nordio ha richiamato un principio preciso: "Il diritto al dissenso, allo sciopero, alla manifestazione anche vigorosa non può mai compromettere il diritto al lavoro e il diritto degli altri". Per il ministro occorre quindi intervenire affinché chi intende lavorare possa farlo, garantendo contemporaneamente agli autotrasportatori la possibilità di manifestare per le difficoltà che denunciano. "Non è facile trovare la combinazione", ha riconosciuto, sostenendo però che un equilibrio sia stato raggiunto in passato e possa essere individuato anche adesso. A rendere più urgente una soluzione, nelle sue parole, è anche quella che ha definito un’"emergenza, chiamiamola così, alimentare", soprattutto nell’Italia meridionale. La questione posta dal Guardasigilli è quindi duplice: impedire che la protesta venga sfruttata da interessi criminali e trovare una risposta che tuteli insieme il dissenso, il lavoro e gli approvvigionamenti.