La morte di Abderrahim Fakir, il 43enne di origine marocchina deceduto il 19 luglio durante un intervento della Polizia nel quartiere Pilastro di Bologna, continua ad alimentare polemiche e tensioni. Mentre la Procura ha aperto un fascicolo per fare piena luce sull'accaduto, nella serata di ieri il centro cittadino è stato teatro di violenti scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, con barricate, lancio di petardi e bottiglie, auto incendiate, lacrimogeni e idranti.
Secondo la ricostruzione finora emersa, gli agenti erano intervenuti dopo diverse segnalazioni al 113 che descrivevano un uomo in forte stato di agitazione, intento a urlare, prendere a calci i garage e danneggiare alcune auto. Una telefonata, trasmessa in esclusiva dal Tg1, documenta i momenti precedenti all'arrivo della polizia. Sul posto sono intervenuti anche i sanitari del 118.
La Questura ha spiegato che Fakir avrebbe colpito la volante e che, per contenerlo, gli agenti hanno utilizzato spray urticante e fascette ai polsi. Poco dopo, nonostante la presenza del personale sanitario, il 43enne ha accusato un malore ed è deceduto. L'intervento è stato ripreso dalle bodycam in dotazione agli operatori.
La Procura di Bologna ha iscritto sei persone nel nuovo registro modello 45-bis, introdotto dalla recente riforma della giustizia: si tratta di due poliziotti e quattro operatori sanitari. Non si tratta di un registro degli indagati, ma di uno strumento previsto quando l'ipotesi di reato potrebbe essere coperta da una causa di giustificazione. Il fascicolo è stato aperto con l'ipotesi di omicidio colposo e gli inquirenti attendono gli esiti dell'autopsia e degli accertamenti medico-legali per ricostruire con precisione tutte le fasi dell'intervento, analizzando anche i filmati integrali delle bodycam.
Sul caso è intervenuto anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che ha invitato ad attendere gli esiti delle indagini prima di esprimere giudizi. Il Guardasigilli ha inoltre respinto ogni paragone con il modello statunitense dell'ICE, sottolineando come l'uso della forza da parte delle forze dell'ordine italiane sia disciplinato da norme differenti e ricordando che il nuovo registro 45-bis non rappresenta alcuno "scudo penale", ma serve a evitare iscrizioni automatiche nel registro degli indagati quando potrebbero sussistere cause di giustificazione.
Intanto la morte di Fakir continua a dividere l'opinione pubblica, mentre la magistratura è chiamata a chiarire ogni responsabilità sull'intervento che ha portato al decesso del 43enne.