Forse abbiamo interpretato la Costituzione come una fotografia.

E se fosse invece un progetto?

Un percorso che accompagna la Repubblica nel tempo.

La persona.

Le formazioni sociali.

Il lavoro.

La libertà economica.

La mutualità.

La partecipazione.

Il risparmio.

Non una semplice successione di articoli, ma un itinerario attraverso cui la Repubblica realizza progressivamente sé stessa.

Per decenni il protagonista della vita pubblica è stato il cittadino organizzato nei partiti.

Quella stagione ha costruito la democrazia italiana e resta il fondamento della rappresentanza.

Oggi, però, quella funzione di organizzazione della società si è profondamente indebolita.

Nel frattempo il cittadino è cambiato.

Da persona è diventato cittadino.

Da cittadino consumatore.

Da consumatore utente.

Da utente profilo digitale.

Da profilo dato.

Da dato materia prima dell’economia algoritmica.

Il rischio è una democrazia nella quale il cittadino conserva il diritto di voto ma perde progressivamente la capacità di incidere sui processi economici che determinano la sua vita.

Per questo non basta difendere la cittadinanza politica.

Occorre sviluppare una nuova dimensione della partecipazione: la cittadinanza societaria.

Non sostituisce lo Stato.

Non sostituisce il mercato.

Li completa.

La cittadinanza societaria vive nelle professioni, nelle cooperative, nelle fondazioni, nelle casse previdenziali, nella mutualità, nelle associazioni, nelle imprese responsabili e in tutti quei corpi intermedi che la Costituzione riconosce come parte della Repubblica.

È la società organizzata che genera fiducia, capitale sociale, responsabilità e sviluppo.

È lì che si trovano le energie vitali del Paese.

Per questo è tempo di immaginare strumenti nuovi.

Un Fondo Sovrano Previdenziale che metta in rete il grande patrimonio costruito dal lavoro e dal risparmio delle categorie produttive.

Una nuova cultura dell’azionariato diffuso, capace di favorire una partecipazione più ampia e una maggiore trasparenza nella vita delle imprese.

Non per sostituire gli amministratori.

Non per negare il mercato.

Ma perché la proprietà diffusa e la partecipazione responsabile rendono più forte il capitalismo e più aperta la sua governance.

Il risparmio, del resto, non è soltanto una ricchezza privata.

È lavoro che attraversa il tempo.

È libertà differita.

È responsabilità verso le generazioni future.

È il modo con cui una comunità costruisce la propria autonomia.

Custodire il risparmio significa custodire la libertà civile ed economica.

Forse questo è il significato più profondo dell’articolo 47 della Costituzione.

Non proteggere semplicemente un patrimonio.

Proteggere la libertà delle persone.

La democrazia economica nasce proprio qui.

Quando il risparmio diventa partecipazione.

Quando la mutualità diventa investimento.

Quando le istituzioni della società organizzata diventano protagoniste dello sviluppo.

Forse il XXI secolo non sarà ricordato come il secolo dello Stato o del mercato.

Potrebbe essere il secolo della società.

Non contro lo Stato.

Non contro il mercato.

Ma insieme allo Stato e al mercato.

Perché una Repubblica è tanto più forte quanto più forte è la sua società.

E forse il nuovo slogan del ceto medio potrebbe essere questo:

Al ceto medio ci pensa il ceto medio.

Non come chiusura corporativa.

Ma come assunzione di responsabilità.

Perché la libertà, prima ancora di essere garantita dalle istituzioni, deve essere costruita ogni giorno da una società capace di organizzarsi, partecipare e custodire il proprio futuro.