Salme non ancora completamente decomposte che sarebbero state ridotte per poter essere sistemate nelle cassette ossario e liberare i loculi. È quanto emerso dagli accertamenti condotti da Ama sulle attività di alcune squadre di operatori tecnico-cimiteriali nei cimiteri Flaminio-Prima Porta e Maccarese. Una vicenda che ha portato a provvedimenti disciplinari pesantissimi: sette dipendenti sono stati licenziati e altri quattro sospesi dal servizio.

Secondo quanto comunicato dall'azienda, le verifiche hanno accertato in alcuni casi la riduzione delle salme in cassette ossario senza che fosse stata completata la cosiddetta mineralizzazione, il processo naturale attraverso il quale i tessuti si decompongono fino a lasciare prevalentemente i resti ossei. Per le tumulazioni, la trasposizione nell'ossario è prevista dopo 30 anni e comunque soltanto quando sussistono le condizioni previste dalla normativa. Se il corpo non è ancora mineralizzato, deve essere seguita una procedura differente.

È proprio su questo passaggio che sarebbero state riscontrate le irregolarità più gravi. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, alcune salme non completamente decomposte sarebbero state mutilate per consentirne comunque il trasferimento nelle cassette ossario. Il direttore generale di Ama, Simone Proietti, ha spiegato che le anomalie sono state inizialmente segnalate da alcuni operatori e che da quelle segnalazioni sono partite le verifiche interne. Le evidenze finora individuate riguarderebbero due cassette, una per ciascuno dei due cimiteri coinvolti.

Dietro la vicenda potrebbe esserci anche un risvolto economico. La riduzione in cassetta ossario permette infatti di liberare il precedente spazio di sepoltura e comporta costi diversi rispetto alle procedure previste quando la salma non è ancora mineralizzata. Secondo quanto riportato da Repubblica, gli accertamenti interni starebbero verificando anche l'ipotesi di presunti favori a familiari dei defunti o ad agenzie funebri. Si tratta tuttavia di un'ipotesi ancora da accertare e non contenuta, allo stato, nelle conclusioni ufficiali rese note da Ama.

L'azienda ha differenziato i provvedimenti sulla base dei livelli di responsabilità individuati: per sette lavoratori è scattato il licenziamento, mentre altri quattro sono stati sospesi. Ama ha inoltre disposto la trasmissione degli atti all'autorità giudiziaria e al sindaco di Roma, aprendo così una nuova fase della vicenda nella quale dovranno essere verificati eventuali profili di responsabilità penale.

Un caso che ora va quindi oltre il procedimento disciplinare interno e approda sul tavolo della magistratura, chiamata a stabilire esattamente che cosa sia accaduto nei cimiteri di Prima Porta e Maccarese, quante salme siano state coinvolte e soprattutto perché siano state eseguite operazioni in violazione delle procedure previste.