Anziani indifesi, alcuni affetti da gravi patologie fisiche e psichiche, costretti a vivere tra maltrattamenti, umiliazioni e totale assenza di assistenza sanitaria. È lo scenario inquietante emerso ad Avetrana, in provincia di Taranto, dove i carabinieri del Nas hanno scoperto una casa di riposo completamente abusiva, trasformata, secondo gli investigatori, in un luogo di sofferenza per persone particolarmente vulnerabili. Tre persone sono finite agli arresti domiciliari, mentre una quarta risulta indagata a piede libero per ricettazione.
L’operazione, denominata “Vetus” e coordinata dalla Procura di Taranto, ha portato alla luce una realtà agghiacciante. All’interno di un’abitazione privata, utilizzata come struttura assistenziale senza alcuna autorizzazione, gli anziani sarebbero stati sottoposti a percosse, insulti, privazioni del sonno e prolungati periodi di abbandono. Secondo gli atti dell’inchiesta, alcuni ospiti erano sistemati in spazi angusti, anche quattro nella stessa piccola stanza, senza le condizioni igienico-sanitarie e l’assistenza necessarie.
Le indagini, avviate alla fine del 2025, si sono avvalse anche di filmati che avrebbero documentato le condizioni degradanti e il trattamento umiliante riservato agli ospiti. Persone che avrebbero dovuto ricevere protezione e cure e che, invece, secondo l’accusa, venivano lasciate senza adeguata assistenza medica e infermieristica.
Ma l’orrore non si sarebbe fermato ai maltrattamenti. Gli investigatori hanno ricostruito anche un presunto sistema di sottrazione di denaro ai danni di un’anziana ospite. Una donna di 61 anni, coinvolta nella gestione della struttura, avrebbe utilizzato indebitamente gli strumenti di pagamento della vittima, effettuando numerosi prelievi per un totale di circa 40mila euro. Secondo quanto emerso, sarebbe arrivata persino ad affittare durante l’estate la casa al mare dell’anziana mentre quest’ultima si trovava nella struttura.
Il giudice per le indagini preliminari Alessandra Romano, su richiesta del pubblico ministero Marzia Castiglia, ha disposto gli arresti domiciliari per tre indagati. Due operatori socio-sanitari sono accusati di maltrattamenti e abbandono di persone incapaci, mentre alla 61enne viene contestata l’appropriazione indebita. Una quarta persona è indagata per ricettazione, in relazione a parte del denaro sottratto.
I carabinieri hanno sequestrato l’abitazione utilizzata come casa di riposo e il materiale sanitario presente. Disposto anche un sequestro patrimoniale per circa 40mila euro nei confronti della principale indagata per l’appropriazione indebita. Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro supera i 300mila euro.
Gli anziani sono stati allontanati dalla struttura e trasferiti in sistemazioni ritenute idonee a garantire assistenza e protezione.
Resta una domanda inquietante: come è stato possibile che una struttura priva delle necessarie autorizzazioni ospitasse persone così fragili? L’inchiesta giudiziaria dovrà accertare tutte le responsabilità, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati. Ma quanto emerso riaccende inevitabilmente i riflettori sui controlli delle strutture assistenziali e sulla tutela di chi, per età e condizioni di salute, non è più in grado di difendersi da solo.