È stata rinviata l’autopsia sulla salma di Anna Rosa, la bambina di quattro anni e mezzo deceduta a Palermo per le complicanze di un’infezione da difterite. L’esame, inizialmente previsto per oggi all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico, dovrà essere fissato a una nuova data.
Alla base del rinvio c’è la necessità, da parte della Procura di Palermo, di valutare gli sviluppi dell’inchiesta dopo la denuncia-querela presentata dai genitori della bambina.
L’indagine sul decesso
I genitori risultano già iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo per omissione, in relazione alla mancata sottoposizione della figlia alle vaccinazioni obbligatorie. L’iscrizione nel registro degli indagati, va ricordato, costituisce un atto a garanzia della persona sottoposta a indagini e non equivale a un accertamento di responsabilità.
Con la nuova iniziativa giudiziaria, l’attenzione degli inquirenti si concentra anche sul percorso sanitario seguito dalla bambina nei giorni precedenti alla morte.
La denuncia riguarda, in particolare, l’assistenza ricevuta in tre strutture ospedaliere di Palermo: l’Ospedale Cervello, l’Arnas Civico e l’Ospedale dei Bambini “Di Cristina”. La famiglia contesta le modalità con cui sarebbero stati valutati i primi sintomi e chiede che vengano accertate eventuali responsabilità nell’iter diagnostico e terapeutico.
La ricostruzione dei familiari
Secondo la prospettazione contenuta nell’esposto, i primi accessi al pronto soccorso sarebbero stati caratterizzati da una valutazione clinica orientata verso una tonsillite essudativa febbrile. La famiglia ritiene che tale interpretazione possa avere determinato un ritardo nell'individuazione della difterite e nell'avvio della terapia specifica.
Si tratta, al momento, della tesi sostenuta dai genitori e che dovrà essere verificata nell’ambito degli accertamenti della magistratura. Saranno gli elementi clinici, la documentazione sanitaria e gli esiti degli esami medico-legali a consentire di stabilire l’effettiva sequenza degli eventi e l’eventuale sussistenza di profili di responsabilità.
Gli accertamenti prima dell’autopsia
Il rinvio dell’esame autoptico è legato alla necessità di definire il quadro delle persone eventualmente coinvolte nel procedimento. L’autopsia costituisce infatti un atto irripetibile e, nell’ambito del procedimento penale, la sua esecuzione deve avvenire nel rispetto delle garanzie previste per tutte le parti interessate.
La Procura dovrà quindi valutare la posizione dei sanitari che hanno avuto in cura la bambina nelle diverse strutture indicate dalla famiglia. Qualora emergessero elementi tali da richiedere l’iscrizione di ulteriori persone nel registro degli indagati, queste dovranno essere informate degli accertamenti e potranno nominare propri consulenti tecnici.
Solo dopo la definizione di questo quadro procedurale potrà essere stabilita la nuova data dell’autopsia, destinata a rappresentare uno degli elementi centrali per ricostruire le cause e le circostanze della morte.
L’inchiesta dovrà ora chiarire, attraverso gli atti sanitari e gli accertamenti tecnici, se vi siano stati ritardi o criticità nel percorso diagnostico e terapeutico e, soprattutto, se eventuali condotte abbiano avuto un ruolo nel successivo aggravamento delle condizioni della bambina.