Doveva essere la grande notte della pallavolo italiana, si è trasformata in una serata trascorsa con gli occhi rivolti verso il cielo e con i teloni pronti a coprire il campo. Italia-Svezia, gara inaugurale degli Europei maschili 2026, è stata sospesa giovedì sera in Piazza del Plebiscito a Napoli quando gli azzurri erano avanti 22-18 nel primo set. La pioggia ha reso impossibile proseguire e l’incontro è stato rinviato. Una situazione che pone però una domanda molto semplice: era davvero necessario organizzare all’aperto la partita inaugurale di un Campionato Europeo di pallavolo?

Perché la pallavolo, banalmente, non è pallanuoto. Ma soprattutto non è beach volley. Piazza del Plebiscito rappresenta certamente una cornice straordinaria, capace di offrire immagini spettacolari e una vetrina internazionale alla città di Napoli. Quando però lo spettacolo rischia di prevalere sulle esigenze tecniche e sulla sicurezza degli atleti, qualche interrogativo diventa inevitabile.

Il rischio, peraltro, era noto. E non parliamo soltanto della pioggia. Già prima della partita il capitano azzurro Simone Giannelli aveva ricordato un particolare tutt’altro che secondario: “La pallavolo è uno sport indoor”. Aveva parlato apertamente delle difficoltà create dal vento, capace di spostare il pallone, e aveva affrontato persino il tema della possibile condensa. Durante l’allenamento la situazione era stata migliore del previsto, aveva spiegato, ma restava da verificare cosa sarebbe accaduto con tutto il pubblico sugli spalti.

Non serviva dunque aspettare il temporale per sapere che giocare una partita di pallavolo di sera, all’aperto, introducesse variabili normalmente inesistenti in un palazzetto. Vento, pioggia, umidità e possibile condensa diventano elementi da tenere sotto controllo, soprattutto quando si parla di una superficie sulla quale gli atleti saltano, ricadono, cambiano direzione e si lanciano a terra in frazioni di secondo.

E qui entra in gioco un altro aspetto. In campo non ci sono dilettanti impegnati in un’esibizione estiva. Ci sono giocatori delle Nazionali, professionisti sui quali i club investono cifre importanti, protagonisti di stagioni lunghissime e patrimonio tecnico ed economico delle società che li tesserano. Esporli a condizioni ambientali inevitabilmente meno controllabili rispetto a quelle di un impianto indoor per privilegiare una location spettacolare è una scelta sulla quale è legittimo interrogarsi.

Anche perché il problema meteorologico non è comparso improvvisamente giovedì sera. Già diversi giorni prima della partita le previsioni avevano messo in allarme gli organizzatori. CEV e FIPAV avevano valutato l’ipotesi di trasferire l’incontro al PalaSele di Eboli, predisposto come piano B. Nella giornata della gara era stata inoltre diramata dalla Protezione civile regionale un’allerta gialla per temporali a partire dalle 22.

Nonostante questo si è deciso di provare comunque a giocare nella scenografica arena di Piazza del Plebiscito. Prima della partita il campo è stato coperto precauzionalmente. Poi i teloni sono stati rimossi. La pioggia è tornata, l’inizio è slittato e il terreno è stato nuovamente protetto. Alla fine si è cominciato a giocare, ma sul 22-18 per l’Italia nuove precipitazioni hanno costretto arbitri e organizzatori a fermare tutto. Squadre negli spogliatoi, teloni nuovamente sul campo e partita sospesa.

Una sequenza che rende inevitabile la domanda: ne valeva davvero la pena?

L’idea di portare lo sport nei luoghi simbolo delle città può essere affascinante e può rappresentare uno straordinario strumento di promozione. Piazza del Plebiscito gremita, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sugli spalti, migliaia di spettatori e le immagini di Napoli trasmesse in tutta Europa costituivano certamente una cartolina formidabile.

Ma Italia-Svezia non era un’amichevole organizzata per regalare qualche bella immagine televisiva. Non era un torneo d’esibizione. Era la partita inaugurale di un Campionato Europeo.

Lo spettacolo conta. La promozione conta. La scenografia conta. Ma nello sport professionistico vengono prima la regolarità della competizione e la tutela degli atleti. Altrimenti il rischio è che, inseguendo la cartolina perfetta di Piazza del Plebiscito, sotto la pioggia finisca soprattutto il buon senso.

Alla fine, dopo l’interruzione per la pioggia, Italia-Svezia è ripresa nella stessa serata e gli azzurri hanno chiuso i conti imponendosi nettamente per 3-0, con i parziali di 25-22, 25-21 e 25-17. Una vittoria che conferma la superiorità dell’Italia, ma che non cancella gli interrogativi emersi durante la serata. Il risultato sportivo è arrivato, lo spettacolo pure. Resta però una domanda: per la partita inaugurale di un Campionato Europeo era davvero opportuno affidarsi a una location all’aperto, con tutte le variabili che una scelta del genere inevitabilmente comporta?