Lo sgombero della sede romana di CasaPound si farà. A ribadirlo è il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, tornando sul destino dello stabile di via Napoleone III, nel quartiere Esquilino, occupato dal movimento dal dicembre del 2003. Una vicenda che da oltre vent’anni accompagna il dibattito politico sulle occupazioni abusive e che, soprattutto dopo gli interventi effettuati contro altri immobili occupati, ha alimentato le accuse delle opposizioni su un presunto doppio binario nell’applicazione della legalità.
Piantedosi respinge però l’idea che possa esistere un trattamento di favore. L’immobile di via Napoleone III, di proprietà pubblica e gestito dal Demanio, è da tempo inserito nella pianificazione degli sgomberi e il ministro aveva già assicurato che l’intervento sarebbe stato effettuato senza distinzioni legate all’appartenenza politica degli occupanti. Una posizione che ora torna al centro dell’attenzione proprio mentre il Viminale rivendica una linea più dura nei confronti delle occupazioni abusive.
Il caso CasaPound resta particolarmente delicato anche per le dimensioni e la storia dell’edificio. Si tratta di uno stabile di sei piani, con decine di vani e diversi appartamenti, occupato il 27 dicembre 2003 e diventato successivamente il quartier generale del movimento. Nel corso degli anni la questione è finita ripetutamente in Parlamento e nelle aule giudiziarie. Nel 2023 sono arrivate anche condanne per occupazione abusiva aggravata nei confronti di esponenti del movimento, mentre la permanenza senza titolo nell'immobile ha generato un lungo contenzioso sul danno economico subito dallo Stato.
La pressione politica sul Viminale è aumentata negli ultimi mesi. Dal centrosinistra sono arrivate interrogazioni e richieste di procedere rapidamente, contestando al Governo la permanenza di CasaPound nell’edificio mentre in altre realtà italiane venivano eseguiti sgomberi di immobili occupati. Piantedosi ha sempre sostenuto che via Napoleone III fosse già presente nelle liste predisposte per gli interventi e che la legalità dovesse essere ripristinata indipendentemente dal colore politico di chi occupa.
Il tema è diventato ancora più significativo dopo l'applicazione delle nuove procedure previste dal decreto Sicurezza. Proprio a Roma, a Corviale, nelle ultime ore la Polizia ha eseguito uno sgombero rapido di un'abitazione occupata abusivamente, restituendola al proprietario poche ore dopo la denuncia. Piantedosi ha definito l'operazione un segnale della volontà dello Stato di reagire in maniera tempestiva e ferma contro le occupazioni illegali.
Ed è inevitabile che, dopo queste parole, gli occhi tornino proprio su CasaPound. Perché lo stabile di via Napoleone III rappresenta ormai uno dei casi simbolo delle occupazioni abusive nella Capitale. Se la linea annunciata dal Viminale verrà portata fino in fondo, dopo più di vent’anni potrebbe essere arrivato il momento dello sgombero anche per la storica sede romana del movimento. E questa volta la promessa del ministro non lascia molto spazio alle interpretazioni: la questione non è più se intervenire, ma quando.