La polemica sulle violenze di piazza approda alla Camera dei Deputati e coinvolge anche Massimiliano Zossolo, fondatore della pagina Welcome to Favelas. A chiamarlo in causa, durante il suo intervento del 20 ottobre, è stata Elisabetta Piccolotti, deputata di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha contestato alla maggioranza di governo una presunta incoerenza nella condanna degli episodi di devastazione verificatisi durante le manifestazioni.

Nel suo intervento, Piccolotti ha ricordato la partecipazione di Zossolo a Phoenix, iniziativa dei giovani di Fratelli d'Italia, durante un appuntamento dedicato al tema della cultura dei "maranza". La parlamentare ha richiamato una condanna a quattro anni e otto mesi che, secondo quanto da lei dichiarato, sarebbe stata inflitta al fondatore di Welcome to Favelas per reati collegati agli scontri del 15 ottobre 2011, tra cui resistenza, violenza e minaccia a pubblico ufficiale, devastazione e saccheggio.

"Ad alcuni che fanno devastazione e saccheggio voi fate gli applausi nelle vostre iniziative di partito. Complimenti", ha concluso Piccolotti, accusando la maggioranza di applicare criteri differenti a seconda dell'appartenenza politica.

La risposta di Zossolo non si è fatta attendere. "Io il mio conto con la legge l'ho pagato", ha replicato il fondatore di Welcome to Favelas, rivendicando di aver affrontato le conseguenze giudiziarie delle proprie vicende. Una risposta che introduce una questione distinta dalla polemica parlamentare: quale peso debba avere una condanna del passato nella valutazione della legittimità di una persona a intervenire oggi nel dibattito pubblico.

Zossolo ha poi chiamato in causa Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, facendo riferimento al procedimento giudiziario ungherese rimasto sospeso dopo la sua elezione al Parlamento europeo. La vicenda di Salis presenta naturalmente caratteristiche giuridiche differenti, ma il richiamo di Zossolo si inserisce nella contestazione politica rivolta ad AVS sul modo di affrontare le vicende giudiziarie di persone presenti nel dibattito pubblico.

C'è poi un altro particolare richiamato dal fondatore di Welcome to Favelas: alla manifestazione Phoenix era presente anche Francesco Emilio Borrelli, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra. Una circostanza che aggiunge un elemento al confronto politico, perché dimostra come l'iniziativa abbia visto anche la presenza di un rappresentante dello stesso schieramento di Piccolotti. Naturalmente, la partecipazione di Borrelli non implica una condivisione delle posizioni espresse dagli altri ospiti, così come la presenza di Zossolo non equivale, di per sé, a un'approvazione delle sue precedenti condotte.

Resta, infine, una questione di coerenza politica che Alleanza Verdi e Sinistra difficilmente può eludere. Da una parte il partito difende Ilaria Salis, oggi europarlamentare protetta dall'immunità, mentre il procedimento giudiziario a suo carico in Ungheria resta sospeso. Dall'altra, attraverso le parole di Elisabetta Piccolotti, richiama pubblicamente il passato giudiziario di Massimiliano Zossolo, che rivendica, giustamente, di aver già pagato il proprio debito con la giustizia.

Le due vicende sono giuridicamente differenti e l'immunità non equivale a un'assoluzione, ma il confronto solleva un interrogativo politico tutt'altro che marginale: perché una vicenda giudiziaria dovrebbe impedire a chi ha espiato la propria pena di partecipare al dibattito pubblico? Una condanna non cancella per sempre i diritti di cittadinanza. La funzione rieducativa della pena, sancita dall'articolo 27 della Costituzione, dovrebbe valere per tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche. E proprio su questo principio si misura la coerenza di chi rivendica il rispetto dei diritti e delle garanzie costituzionali.