La decisione di una piscina comunale in concessione a Tor Tre Teste, a Roma, di riservare alcuni turni esclusivamente alle donne islamiche accende lo scontro politico tra Fratelli d’Italia e Partito Democratico. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) ha presentato un’interrogazione, definendo l’iniziativa “l’esatto contrario dell’inclusività”. Secondo l’esponente di FdI, anziché favorire l’integrazione, la scelta finirebbe per legittimare una forma di segregazione femminile incompatibile con i principi di laicità, uguaglianza e parità di genere sanciti dalla Costituzione. Rampelli sottolinea inoltre che si tratta di un impianto comunale e non di una struttura privata, sostenendo che le istituzioni non debbano adattarsi a precetti religiosi che, a suo giudizio, contrastano con i valori dello Stato italiano.
Di tutt’altro avviso il deputato del Partito Democratico Roberto Morassut, che difende la decisione definendola una “forma di delicatezza” e una soluzione concreta per evitare che molte donne restino escluse dalla vita sociale e ricreativa. Per Morassut, offrire spazi dedicati non significa introdurre norme islamiche nella società italiana, ma consentire a persone con tradizioni culturali diverse di partecipare alla vita della comunità, favorendo così un percorso di integrazione nel rispetto della loro sensibilità. Uno scontro destinato ad alimentare il dibattito sul difficile equilibrio tra inclusione, libertà religiosa e tutela dei principi dello Stato laico