Sono ore difficili per la famiglia dell’insegnante aggredita in una scuola media di Centocelle, a Roma, dove un ragazzo di 13 anni avrebbe colpito la docente con un coltello. A raccontare come la donna stia affrontando quanto accaduto è il figlio Stefano Tersigni, che descrive una madre provata dall’aggressione ma determinata a non rinunciare al proprio ruolo.

«Sono ore difficili, ma soprattutto lei è forte e tenace», racconta Tersigni, spiegando che prima dell’episodio non sarebbero emersi segnali capaci di far immaginare una situazione simile. «Non si erano verificati fatti che potessero far pensare a questo».

Nonostante lo choc, la volontà dell’insegnante sarebbe già quella di tornare al più presto tra i suoi studenti. «Lei tornerebbe a scuola domani, perché il suo non è un lavoro ma una missione sociale», sottolinea il figlio, evidenziando quanto l’insegnamento rappresenti per la donna qualcosa che va ben oltre la semplice professione.

Tersigni interviene poi anche sul tema della sicurezza negli istituti scolastici, esprimendo una posizione netta sulla necessità di rafforzare i controlli agli ingressi. «Da politico le dico che è vergognoso non aver fatto nulla, come i famosi metal detector, per garantire una maggiore sicurezza negli istituti scolastici, mentre si spendono risorse in armi».

La richiesta è esplicita: «Subito metal detector all’entrata degli istituti».

L’aggressione riporta così al centro il dibattito sulle misure di sicurezza nelle scuole e sulla possibilità di introdurre strumenti di controllo più rigidi, mentre per la famiglia della docente la priorità resta ora il recupero dopo una vicenda che, secondo quanto riferito da Stefano Tersigni, non era stata preceduta da episodi tali da far prevedere un’escalation di questa gravità.