Si è conclusa dopo oltre un anno l’indagine condotta dalla Digos della Polizia di Stato di Arezzo, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Firenze, nei confronti di un gruppo di giovani ritenuti riconducibili ad ambienti dell’estrema destra nella provincia aretina.

Cinque minorenni hanno ricevuto un avviso di conclusione delle indagini preliminari. Al centro dell’attività investigativa ci sono la presunta diffusione di contenuti di propaganda di matrice nazifascista, messaggi ritenuti discriminatori e materiale riconducibile ad ambienti dell’estrema destra.

L’inchiesta sarebbe partita dal monitoraggio di social network e canali di messaggistica utilizzati dai giovani. Attraverso l’analisi delle comunicazioni, gli investigatori avrebbero ricostruito i rapporti tra gli indagati e le modalità di organizzazione e coordinamento del gruppo.

Tra gli episodi contestati figura anche la realizzazione, in alcuni comuni del Valdarno, di scritte dal contenuto politico e ideologico, tra cui “White power”, “Italia agli italiani”, “Nuova Italia” e “Antiantifa”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo si sarebbe occupato anche della produzione e della diffusione di adesivi e altro materiale propagandistico. L’attività avrebbe coinvolto giovani con ruoli differenti all’interno dell’organizzazione, individuati attraverso l’esame delle comunicazioni e dei contenuti digitali acquisiti nel corso dell’indagine.

Un contributo ritenuto rilevante dagli investigatori sarebbe arrivato dalle perquisizioni effettuate nel corso dell’inchiesta. I dispositivi elettronici sequestrati, tra cui smartphone e altri supporti digitali, sono stati sottoposti ad analisi. Le verifiche avrebbero consentito di acquisire conversazioni, fotografie, video e altri contenuti utili, secondo l’ipotesi investigativa, a delineare le attività del gruppo e i rapporti tra i suoi componenti.

Ai cinque minorenni la Procura per i minorenni contesta i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. Si tratta, allo stato, di contestazioni nell'ambito delle indagini preliminari e dovrà essere l'eventuale successivo procedimento giudiziario ad accertare le responsabilità individuali.

Dall’attività investigativa sarebbero emersi, inoltre, collegamenti tra alcuni dei giovani del Valdarno e altri ambienti estremisti presenti in diverse aree del territorio nazionale. Gli accertamenti avrebbero permesso agli investigatori di ampliare il quadro dei rapporti e delle frequentazioni riconducibili al gruppo.

L’inchiesta, sviluppatasi nell’arco di oltre dodici mesi, ha quindi ricostruito attraverso fonti digitali, accertamenti sul territorio e analisi dei dispositivi sequestrati una rete di relazioni tra giovani della provincia di Arezzo, sulla quale ora dovranno pronunciarsi le autorità giudiziarie competenti.