L’ex militare russo Aleksandr Lunin è diventato nelle ultime ore uno dei personaggi più discussi del web dopo aver pubblicato una serie di video in cui lancia un appello diretto a Vladimir Putin, chiedendo un incontro pubblico e trasmesso in diretta televisiva. In meno di 24 ore il primo messaggio ha superato gli 11 milioni di visualizzazioni, trasformandosi in un caso mediatico anche fuori dalla Russia.

Nel filmato Lunin sostiene di voler raccontare al presidente "tutta la verità" sulle condizioni dell’esercito russo, denunciando presunti abusi, torture e detenzioni illegali ai danni di militari che si sarebbero rifiutati di eseguire ordini ritenuti suicidi o di consegnare denaro ai propri comandanti. Secondo il suo racconto, molti soldati finirebbero nelle liste dei dispersi dopo essere stati rinchiusi in celle sotterranee.

L’ex sergente afferma inoltre di essere stato contattato da tre uomini riconducibili ai ministeri della Difesa e dell’Interno, che gli avrebbero chiesto di far arrivare il suo messaggio direttamente al Cremlino. Da qui la richiesta di un faccia a faccia con Putin, accompagnata da un duro avvertimento: se l’incontro non dovesse avvenire potrebbero verificarsi "conseguenze molto gravi", fino a un possibile ammutinamento di reparti militari contro la presidenza.

Originario di Voronezh, 39 anni, Lunin ha combattuto in Ucraina nella 150ª Divisione motorizzata delle Guardie, riportando ferite e traumi fisici e psicologici. Nel corso della sua carriera ha preso parte a diverse operazioni militari, ha comandato un plotone di ricognizione del battaglione volontario Sudaplatov ed è stato impiegato anche nell’area di Kursk. Nel 2025 aveva già attirato l’attenzione pubblicando un video in cui denunciava l’invio di due soldati in missione senza armi, episodio che gli costò l’allontanamento dal reparto.

Negli ultimi mesi il suo canale social è diventato un punto di riferimento per numerosi militari al fronte: da marzo ha pubblicato oltre 700 video ricevuti direttamente dai soldati, materiale che ora sostiene di voler mostrare personalmente a Putin.

Dopo il primo messaggio, Lunin ha diffuso un secondo video nel quale ribadisce di non stare bluffando. Ha dichiarato che, se dovesse accadere qualcosa a lui o alla sua famiglia, ciò rappresenterebbe il segnale per dare il via a un’azione già pronta. Poco dopo, tuttavia, ha parzialmente corretto il tiro con un terzo intervento, precisando di non avere nulla contro Vladimir Putin e sostenendo che il suo vero obiettivo siano alcuni blogger filogovernativi che, a suo dire, contribuirebbero a nascondere la realtà della guerra.

Le sue parole hanno inevitabilmente richiamato alla memoria il precedente di Evgenij Prigozhin, il fondatore del gruppo Wagner che nel 2023 guidò un tentativo di ammutinamento contro i vertici militari russi prima di morire pochi mesi dopo in un incidente aereo. Il paragone, però, appare al momento prematuro: Lunin non dispone di una forza armata autonoma e ha più volte negato di voler guidare una ribellione.

Dal Cremlino, per ora, è arrivata una risposta prudente. Il portavoce Dmitry Peskov ha confermato di essere a conoscenza dell’appello, spiegando tuttavia che i video non sono ancora stati visionati e definendo il linguaggio utilizzato dall’ex militare "piuttosto insolito", rinviando ogni eventuale commento dopo un esame del contenuto.

Resta da capire se quello di Aleksandr Lunin sia il gesto isolato di un ex combattente o il sintomo di un malcontento più profondo all’interno delle forze armate russe. Per il momento, il suo appello continua a circolare online, alimentando interrogativi e tensioni attorno al Cremlino.

Video caricato