La semifinale del Mondiale tra Francia e Spagna si gioca anche fuori dal campo. A far esplodere la polemica sono state alcune dichiarazioni dell’ex primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, che, parlando della nazionale francese, ha scritto: «È una squadra di altissimo livello, ma senza francesi».

Una frase che ha provocato un’immediata ondata di reazioni in Francia, dove è stata interpretata come un riferimento alle origini familiari di molti giocatori della selezione guidata da Didier Deschamps. Gran parte dei calciatori francesi, infatti, è nata in Francia, pur avendo genitori o nonni provenienti da altri Paesi.

La risposta del governo francese non si è fatta attendere. La portavoce Maud Bregeon ha definito quelle parole «abiette» e «intrise di razzismo», sottolineando che la Francia è una Repubblica in cui la cittadinanza non dipende dal colore della pelle o dalle origini familiari.

Anche il ministro degli Esteri francese ha condannato duramente le dichiarazioni, ribadendo che «la Francia non ha un colore della pelle» e che mettere in dubbio la nazionalità dei giocatori rappresenta un attacco ai valori repubblicani.

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La polemica ha rapidamente attraversato i Pirenei. Il governo spagnolo ha preso le distanze dalle parole dell’ex premier, mentre diversi esponenti politici hanno ricordato come la nazionale francese rappresenti la società multiculturale del Paese e che tutti i convocati sono cittadini francesi a pieno titolo.

Il caso arriva in un momento già particolarmente acceso. Francia e Spagna si sfideranno infatti in semifinale in una partita che mette in palio l’accesso alla finale del Mondiale 2026. Una sfida che, nelle ultime ore, ha assunto anche una forte dimensione politica e sociale.

Il dibattito ha riportato al centro un tema che accompagna da anni il calcio francese: quello dell’identità nazionale e della rappresentazione di una squadra composta da giocatori con storie e origini diverse, ma accomunati dalla stessa maglia. Questa volta, però, le dichiarazioni di Rajoy hanno trasformato una vigilia sportiva in un caso diplomatico destinato a far discutere ben oltre i novanta minuti.