Una telefonata nel cuore della notte, una perquisizione appena avvenuta e soprattutto una frase destinata ad aprire nuovi interrogativi sul rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola. È il contenuto dell'esclusiva pubblicata da Il Giornale, firmata da Pasquale Napolitano e Giulia Sorrentino, che ricostruisce parte della conversazione intercorsa tra il conduttore di Report e Lavitola nella notte della perquisizione a carico di quest'ultimo.
Sono circa le 3.56 del mattino. Lavitola si trova a bordo della Toyota Aygo intestata alla moglie quando riceve la telefonata di Ranucci. La conversazione viene messa in viva voce e, secondo quanto ricostruito dal quotidiano sulla base della documentazione in suo possesso, un'intercettazione ambientale permette agli investigatori di registrarne almeno una parte.
È qui che emerge il passaggio probabilmente più delicato.
Lavitola domanda a Ranucci perché gli investigatori non gli avessero anticipato i sospetti nei suoi confronti: "Scusami, non te lo potevano dire a te che avevano... il timore che fossi io?".
La risposta del giornalista è altrettanto significativa: "E allora che mi hanno chiamato a fare?... Che mi hanno chiamato a fare?". Ranucci ricorda anche di essere rientrato rapidamente da Bologna per essere ascoltato.
Poi arriva la frase che apre l'interrogativo più pesante dell'intera conversazione.
"Eh vabbè, l'altro ieri gli elementi su di te ce li avevano già", afferma Lavitola.
Ranucci replica: "Apposta ti sto dicendo".
Che cosa fossero esattamente quegli "elementi" evocati da Lavitola non emerge dal dialogo riportato e, soprattutto, la frase non consente da sola di attribuire alcuna responsabilità al conduttore di Report. Ma proprio per questo il contenuto della telefonata potrebbe assumere rilievo investigativo: occorre capire a cosa facessero riferimento i due e quale fosse il contesto delle loro preoccupazioni.
La conversazione avviene inoltre due giorni dopo l'audizione di Ranucci davanti ai magistrati Carlo Villani, allora titolare dell'indagine e oggi procuratore di Velletri, ed Edoardo De Santis, che oggi segue il caso.
Il ruolo di Autieri
Nella ricostruzione pubblicata da Il Giornale compare anche Daniele Autieri, collaboratore di Ranucci.
Secondo la documentazione citata dal quotidiano, dopo aver appreso della perquisizione Ranucci avrebbe preferito inizialmente non contattare direttamente Lavitola, chiedendo invece ad Autieri di sentirlo per capire perché i carabinieri fossero andati nella sua abitazione.
Un particolare rilevante perché sulla genesi di quel contatto sarebbero emerse versioni differenti. Lo stesso Il Giornale aveva già riferito nei giorni scorsi dell'attenzione degli inquirenti sul messaggio inviato da Autieri a Lavitola la sera della perquisizione e sui rapporti tra il faccendiere e alcuni uomini della trasmissione.
Il nodo resta dunque capire quanto Ranucci sapesse in quel momento delle ragioni della perquisizione e perché avesse interesse ad acquisire immediatamente informazioni.
Il rapporto tra Lavitola e Report
L'esclusiva aggiunge un nuovo tassello a un quadro già complesso.
Dalle ricostruzioni emerse nelle ultime settimane risulta infatti che Lavitola avesse fornito indicazioni e piste investigative legate anche al Cantiere Navale Vittoria e a presunti interessi di aziende israeliane.
Ranucci ha raccontato che Lavitola gli aveva prospettato l'ipotesi di interessi riconducibili ai servizi italiani e israeliani e aveva indicato alcune società. La redazione di Report aveva quindi effettuato verifiche.
Autieri, però, avrebbe progressivamente maturato forti dubbi sull'affidabilità della fonte.
Il giornalista avrebbe spiegato ai magistrati di avere interrotto gli approfondimenti suggeriti da Lavitola proprio perché non condivideva più quel metodo di lavoro e non riteneva il faccendiere una fonte sufficientemente affidabile.
Una valutazione che rende ancora più interessante il diverso rapporto che Lavitola sembrerebbe aver mantenuto con Ranucci.
Quella chiamata nel cuore della notte
Autieri avrebbe fornito agli investigatori anche una spiegazione del comportamento del conduttore di Report, descrivendolo come una persona abituata a telefonare molto, anche in orari insoliti, per commentare articoli, notizie e avvenimenti.
Una caratteristica personale che potrebbe spiegare, almeno in parte, la telefonata notturna. Ma resta il contenuto di quella conversazione.
Perché Lavitola parla di "elementi su di te" rivolgendosi direttamente a Ranucci? A quali elementi si riferiva? Che cosa sapeva in quel momento il giornalista? E perché la perquisizione dell'amico sembra provocare una reazione così immediata?
Sono interrogativi, non risposte. Ed è una distinzione fondamentale.
L'inchiesta dovrà stabilire il significato effettivo delle parole pronunciate e il contesto nel quale vanno collocate. Ma la telefonata delle 3.56, riportata oggi dall'esclusiva de Il Giornale, aggiunge certamente un nuovo elemento alla ricostruzione del rapporto tra Ranucci e Lavitola. Un rapporto che, alla luce delle ultime carte emerse, appare molto più articolato di quanto inizialmente si potesse immaginare.