Sigfrido Ranucci non usa mezzi termini e torna all'attacco dopo la scelta di affidare la conduzione di Report a Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti. In un lungo post, l'ex volto del programma Rai conferma il giudizio di "mediocrità" espresso sulla decisione, precisando di non voler mettere in discussione la professionalità dei due giornalisti, ma la loro designazione alla guida di quello che definisce "il programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana".
Il passaggio più duro riguarda il merito: "È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie". E ancora: "Non è mediocre chi non ce l'ha fatta. È mediocre chi ce l'ha fatta senza essersela guadagnata".
Ranucci entra poi nel dettaglio del curriculum di Piervincenzi, ridimensionandone l'esperienza all'interno di Report e ricordando anche gli ascolti di "Popolo Sovrano", programma da lui condotto nel 2019. Rivendica quindi il proprio percorso professionale: 36 anni in Rai, le esperienze da inviato internazionale, gli scoop realizzati e soprattutto i dieci anni trascorsi al fianco di Milena Gabanelli prima di assumere la guida della trasmissione.
Ancora più personale l'affondo contro Giulia Presutti. Ranucci sostiene di essere stato tra i primi a credere nelle sue qualità, ma la accusa di aver nascosto per settimane ai colleghi l'accordo per la nuova conduzione. "Ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi", scrive, arrivando poi a sostenere che "il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità" e che "se la cava meglio con opportunismo e furbizia".
Secondo Ranucci, proprio il comportamento della giornalista avrebbe determinato una "frattura insanabile" con la squadra storica del programma. La conclusione è altrettanto pesante: "In questa vicenda la grande assente è la gratitudine. Non ferisce chi non ti deve nulla. Ferisce chi ti doveva tutto e ha scelto di non ricordarlo".
Un intervento durissimo, dunque, nel quale la contestazione delle scelte della Rai finisce per intrecciarsi con giudizi professionali e personali sui nuovi conduttori. E che conferma come la successione alla guida di Report sia ormai diventata uno scontro aperto, ben oltre la semplice discussione sul futuro editoriale della trasmissione.
Resta infine una contraddizione difficile da ignorare. Ranucci oggi racconta se stesso e Report come vittime di delegittimazione, attacchi e "articoli di fango", assumendo sempre più i toni del martire. Ma per anni proprio Report ha costruito la propria forza su inchieste durissime, ricostruzioni, accuse e giudizi capaci di mettere sotto pressione personaggi pubblici, politici, manager e istituzioni. È naturalmente legittimo contestare ciò che si ritiene falso o ingiusto. Meno convincente è scoprire improvvisamente quanto possano fare male certi metodi soltanto quando si passa dall'altra parte della telecamera.