Un attacco durissimo, destinato ad alimentare ulteriormente le polemiche che da giorni accompagnano Sigfrido Ranucci e Report. Questa volta, però, a intervenire non è un politico, un opinionista o un avversario del conduttore Rai. A porre pubblicamente interrogativi pesantissimi è Clementina Forleo, magistrata nota alle cronache giudiziarie italiane, che attraverso un post sui social mette direttamente nel mirino il comportamento del giornalista.
"Chi sta ricattando Ranucci?", esordisce Forleo. Una domanda alla quale ne seguono immediatamente altre: "Perché vuole a tutti i costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con 'tutti'? E chi sono i 'tutti' di cui parla?".
Parole che acquistano un peso particolare proprio perché pronunciate da un magistrato.
Forleo va infatti ancora oltre e introduce esplicitamente un'ipotesi di natura penale, formulandola come propria valutazione: "In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni".
Un'affermazione pesantissima, che naturalmente non equivale all'esistenza di un'indagine né tantomeno all'accertamento di un reato a carico di Ranucci. È la posizione espressa pubblicamente dalla magistrata, che tuttavia apre un interrogativo politico e istituzionale difficile da ignorare: a quali chat si riferiva Ranucci e chi sarebbero quei "tutti"?
La polemica nasce nel pieno della bufera che sta investendo il conduttore di Report dopo le nuove rivelazioni sul caso dell'attentato e dopo le sue recenti prese di posizione pubbliche. Il caso ha ormai superato i confini della normale contrapposizione politica e giornalistica, tanto che nelle ultime ore anche all'interno del mondo della magistratura sono emerse critiche e prese di distanza.
Forleo chiude infatti il suo intervento con un'altra stoccata: "Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del 'tanto meglio'".
Il riferimento si inserisce nella polemica esplosa attorno alle parole attribuite a Ranucci e alle reazioni del mondo giudiziario. Anche l'Associazione nazionale magistrati è intervenuta sul caso dopo le polemiche relative al richiamo del giornalista alle figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
A questo punto, però, il post della Forleo sposta ulteriormente il livello dello scontro. Non siamo più soltanto davanti alle critiche politiche nei confronti del conduttore di Report. È un magistrato a domandarsi pubblicamente se dietro quelle frasi possa esserci materia tale da giustificare un'iniziativa giudiziaria.
Resta un punto fondamentale: allo stato non risulta, sulla base delle informazioni pubblicamente disponibili, che Ranucci sia indagato per estorsione in relazione alle dichiarazioni richiamate dalla Forleo. Ed è quindi necessario distinguere nettamente i fatti dalle valutazioni.
Ma proprio per questo le domande poste dalla giudice sono destinate a fare rumore.
Quali sarebbero le chat che Ranucci minaccerebbe di rendere pubbliche? Chi sono i "tutti"? E soprattutto: che cosa conterrebbero di così delicato da trasformarle, secondo la lettura della Forleo, in uno strumento di pressione?
Interrogativi che, dopo un post di questa portata firmato da un magistrato, difficilmente potranno essere liquidati come una semplice polemica social.
