Sigfrido Ranucci porta la Rai davanti al Tribunale del Lavoro di Roma e chiede di tornare immediatamente alla guida di Report, in tempo per la prima puntata della nuova stagione, prevista per l’8 novembre 2026. A rivelare i contenuti del ricorso urgente, depositato questa mattina e composto da 43 pagine, è Adnkronos, che ha visionato in esclusiva l’atto.
Al centro dell’iniziativa giudiziaria ci sono la presunta carenza di motivazioni del provvedimento adottato dalla Rai, l’inconsistenza giuridica dell’atto e il demansionamento che, secondo i legali, deriverebbe dalle soluzioni professionali alternative prospettate al giornalista.
Il collegio che assiste Ranucci, composto dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall’avvocato Stefano Rossi, insieme al professor Roberto De Vita, ricostruisce nel ricorso la lunga storia professionale del giornalista e arriva fino all’attentato dello scorso ottobre. Secondo la difesa, quell’episodio sarebbe stato successivamente utilizzato nell'ambito di una campagna volta a delegittimare professionalmente Ranucci e la trasmissione.
Per i legali, la decisione di rimuoverlo dalla conduzione di Report sarebbe "manifestamente carente di motivazione", anche alla luce degli obblighi della concessionaria del servizio pubblico in materia di tutela dell’indipendenza e dell’autonomia del giornalismo d’inchiesta.
Nel ricorso viene inoltre sostenuto che la genericità delle ragioni prospettate dall'azienda, se valutata insieme alla successione temporale delle pressioni politiche che avrebbero puntato alla rimozione del giornalista, delineerebbe un quadro indiziario tale da far presumere l'esistenza di un motivo discriminatorio.
Particolarmente duro il giudizio sulle tre alternative professionali offerte dalla Rai. Secondo la difesa, gli incarichi di vicedirettore ad personam del Tg3 per Speciali e Podcast e di RaiNews24 con delega ad Approfondimenti e Inchieste determinerebbero una sostanziale perdita del ruolo editoriale e autoriale ricoperto fino a oggi. Ancora più distante dalla professionalità maturata a Report sarebbe l'ipotesi di un incarico come corrispondente dal Cairo, che secondo gli avvocati comporterebbe anche rilevanti rischi per la sicurezza personale di Ranucci.
Da qui la contestazione di un possibile demansionamento e della violazione del principio di equivalenza professionale. La richiesta al giudice è netta: sospendere gli effetti della decisione assunta dalla Rai il 28 agosto 2026 e ordinare all'azienda di riassegnare immediatamente Ranucci alle precedenti mansioni di autore e conduttore di Report, consentendogli di essere al suo posto già per il debutto della nuova stagione dell’8 novembre.
Nel ricorso viene infine chiesto di dichiarare, in via provvisoria e nell'ambito del procedimento cautelare, la nullità o comunque l'illegittimità del provvedimento Rai. La battaglia sulla conduzione di Report, dunque, si sposta ora dalle stanze di Viale Mazzini alle aule del Tribunale del Lavoro.