Dopo mesi di polemiche, tensioni e scontri con i vertici della televisione pubblica, Sigfrido Ranucci cambia strada. Il giornalista annuncia attraverso un lungo post su Facebook il suo ritorno a RaiNews24, lasciandosi alle spalle la conduzione di Report, una delle trasmissioni simbolo del giornalismo d'inchiesta italiano. Una decisione che rappresenta inevitabilmente un cambiamento significativo nella sua carriera e che, al di là delle parole utilizzate per raccontarla, appare anche come un ridimensionamento della sua centralità nel palinsesto Rai.

Nel messaggio pubblicato sui social, Ranucci spiega che, dopo la rimozione da Report, l'azienda gli avrebbe prospettato tre possibilità: trasferirsi al Cairo come corrispondente, approdare al Tg3 oppure tornare a RaiNews24 con una delega agli approfondimenti. La scelta è ricaduta su quest'ultima soluzione, accompagnata da parole di riconoscenza nei confronti del direttore Federico Zurzolo e dei colleghi che lo hanno accolto.

Un tono decisamente diverso rispetto a quello che aveva caratterizzato alcune delle precedenti polemiche con la Rai. Negli ultimi tempi, infatti, Ranucci era diventato uno dei protagonisti del confronto pubblico sulla libertà d'informazione e sull'autonomia del giornalismo d'inchiesta, denunciando pressioni e criticità nel rapporto con i vertici aziendali. Oggi, invece, il suo messaggio è soprattutto quello di un professionista che accetta una nuova collocazione all'interno della stessa azienda con cui aveva avuto contrasti.

Una scelta legittima, naturalmente, ma che apre anche una riflessione. Dopo una stagione di battaglie pubbliche, denunce e tensioni, era davvero inevitabile arrivare a questo epilogo? E soprattutto, quanto delle precedenti contrapposizioni riguardava questioni di principio e quanto, invece, il ruolo e gli spazi editoriali all'interno della televisione pubblica? Domande che non mettono in discussione il valore delle inchieste realizzate, ma che il cambio di scenario rende inevitabili.

Nel suo intervento Ranucci ripercorre gli inizi della carriera, ricorda Roberto Morrione, Milena Gabanelli e alcune delle inchieste che hanno segnato il suo percorso professionale, dal fosforo bianco a Falluja fino al ritrovamento dell'intervista a Paolo Borsellino. Rivendica inoltre i vent'anni trascorsi alla guida di Report, definita il fiore all'occhiello della televisione pubblica e del giornalismo d'inchiesta.

Non manca, infine, un passaggio sulla libertà d'informazione, con la promessa di continuare a combattere le proprie battaglie accanto ai più fragili. Resta però un dato politico e televisivo: il giornalista che per lungo tempo ha rappresentato uno dei volti più riconoscibili del confronto con i vertici Rai sceglie oggi di proseguire il proprio percorso all'interno dell'azienda, in una posizione differente rispetto alla vetrina nazionale garantita da Report.

Non è una resa dichiarata, né necessariamente un arretramento professionale. Ma il cambio di ruolo è evidente. E proprio per questo il ritorno alle origini, raccontato da Ranucci con orgoglio e soddisfazione, può essere letto anche come la conclusione di una stagione di contrapposizioni che sembravano destinate a proseguire ben più a lungo. La guerra con la Rai, almeno per il momento, lascia spazio a una nuova convivenza professionale.

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