Il mercato del lavoro italiano ha cambiato passo. È quanto emerge dal Rapporto annuale INPS, illustrato dal direttore generale Valeria Vittimberga, che fotografa un'evoluzione significativa rispetto agli anni immediatamente successivi alla pandemia. Dal 2023 si consolida una fase caratterizzata da una crescita dell'occupazione stabile, una riduzione del lavoro a termine, un ampliamento della platea dei contribuenti e dall'avvio del recupero del potere d'acquisto dopo il duro shock inflazionistico del biennio 2022-2023.

Il 2022 aveva rappresentato il momento più difficile: il lavoro precario aveva raggiunto il suo picco, mentre l'impennata dei prezzi dell'energia aveva eroso il reddito delle famiglie. Da allora, però, il quadro è progressivamente migliorato. La crescita dell'occupazione è stata trainata soprattutto dai contratti a tempo indeterminato: rispetto a febbraio 2022 si contano 1,66 milioni di lavoratori dipendenti permanenti in più, a fronte di 581 mila lavoratori a termine in meno e quasi 300 mila autonomi aggiuntivi. La quota dei dipendenti temporanei è così scesa da oltre il 17% a circa il 13%, confermando che non cresce soltanto il numero degli occupati, ma migliora anche la qualità del lavoro.

Gli ultimi dati disponibili rafforzano questa tendenza. Gli occupati hanno raggiunto quota 24,3 milioni, mentre il tasso di occupazione si attesta intorno al 63%, il livello più alto mai registrato nel nostro Paese. Parallelamente, la disoccupazione è scesa ai minimi della serie storica.

Anche i dati amministrativi dell'INPS evidenziano un rafforzamento della base occupazionale. Nel 2025 gli assicurati hanno raggiunto i 27,2 milioni, oltre 620 mila in più rispetto al 2023. I lavoratori dipendenti sono passati da 21,79 a 22,45 milioni, mentre quelli del settore privato sono saliti da 16,55 a 17,15 milioni. Un'evoluzione che rafforza la base contributiva e la sostenibilità complessiva del sistema previdenziale.

La crescita coinvolge anche le fasce tradizionalmente più fragili del mercato del lavoro. Aumentano gli occupati sotto i 34 anni, continua a salire il tasso di occupazione femminile con una graduale riduzione del divario rispetto agli uomini e anche il Mezzogiorno registra un incremento degli assicurati superiore alla media nazionale.

Sul fronte delle retribuzioni, il Rapporto distingue chiaramente tra la perdita di potere d'acquisto subita durante la fase inflazionistica e il recupero avviato negli ultimi due anni. Nel 2025 la retribuzione media lorda dei lavoratori a tempo pieno impiegati per tutto l'anno è cresciuta del 3,8%, mentre quella netta è aumentata del 4,3%, grazie anche agli interventi fiscali e contributivi che hanno alleggerito il carico sui lavoratori.

L'analisi di medio periodo conferma questa dinamica. Tra il 2019 e il 2025 la retribuzione mediana è aumentata del 10,8% al lordo, ma del 19,2% al netto. Per il lavoratore mediano gli interventi sul prelievo fiscale hanno quindi compensato in larga parte gli effetti dell'inflazione, garantendo una tutela maggiore soprattutto ai redditi medio-bassi.

Anche osservando gli stessi lavoratori presenti nel mercato del lavoro sia nel 2021 sia nel 2025 emerge un segnale positivo: chi ha mantenuto continuità lavorativa e lo stesso regime di orario ha registrato un incremento delle retribuzioni lorde compreso tra il 17 e il 18%, in linea con la crescita dei prezzi nello stesso periodo.

Il quadro delineato dall'INPS indica dunque una trasformazione strutturale del mercato del lavoro italiano. Più occupazione stabile, meno precarietà, una base contributiva più ampia, maggiore partecipazione di giovani e donne e un recupero del reddito disponibile rappresentano i principali elementi di una ripresa che, pur lasciando aperte le sfide legate alla produttività, ai divari territoriali e alla piena inclusione femminile, mostra una direzione ormai definita: rafforzare l'occupazione di qualità e sostenere il sistema di protezione sociale attraverso una crescita più stabile e duratura.