Supera 1,7 miliardi di euro l'ammontare delle somme erogate indebitamente attraverso il Reddito e la Pensione di cittadinanza. Di queste, 1,463 miliardi risultavano ancora da recuperare al 31 dicembre 2025. I dati sono stati illustrati da Fabio Vitale, componente del Consiglio di amministrazione dell'INPS, che ha richiamato l'attenzione sulle irregolarità riscontrate durante i controlli sui beneficiari.
Tra gli elementi emersi, particolare rilievo assume il dato relativo ai soggetti che avrebbero omesso di dichiarare condizioni di detenzione o precedenti condanne incompatibili con l'accesso al beneficio. Secondo quanto riferito da Vitale, oltre l'82% delle posizioni sottoposte a verifica dalla Guardia di Finanza, relative alle domande presentate tra il 2019 e il 2021, è risultato irregolare.
Reddito di cittadinanza, le irregolarità nei controlli della Guardia di Finanza
Vitale ha evidenziato la portata delle anomalie emerse dalle verifiche, sottolineando come la percentuale di irregolarità riguardi più di quattro posizioni su cinque tra quelle esaminate.
«Quando più di quattro posizioni su cinque risultano irregolari, non siamo davanti a casi isolati, ma al risultato di una procedura costruita per pagare sulla fiducia», ha dichiarato il componente del Cda dell'INPS.
Secondo Vitale, per tre anni l'erogazione del sussidio sarebbe avvenuta sulla base delle autocertificazioni dei richiedenti, senza controlli preventivi adeguati. Una modalità che, secondo quanto riferito, avrebbe consentito l'accesso alla misura anche a persone detenute o condannate, in presenza di condizioni che ne escludevano il diritto.
Recupero delle somme indebite: 1,463 miliardi ancora da restituire
Il nodo principale riguarda il recupero delle risorse pubbliche erogate senza titolo. Al 31 dicembre 2025, a fronte di oltre 1,7 miliardi di euro di erogazioni indebite complessivamente accertate, risultavano ancora da recuperare 1,463 miliardi. Vitale ha sottolineato le difficoltà nel rientrare in possesso delle somme, evidenziando le ricadute sui conti pubblici. «Quelle somme oggi sono difficilissime da riavere, e il conto lo pagano tutti i contribuenti», ha affermato.
Assegno di inclusione e controlli sui beneficiari
Nel suo intervento, il rappresentante dell'INPS ha richiamato anche il passaggio dal Reddito di cittadinanza all'Assegno di inclusione, sostenendo che con la nuova misura sia stato rafforzato il sistema di verifica dei requisiti.
«Con l'Assegno di inclusione la rotta è stata invertita, chiudendo la stagione delle autocertificazioni sulla fiducia», ha dichiarato Vitale.
Il componente del Consiglio di amministrazione dell'Istituto ha inoltre espresso preoccupazione rispetto alle ipotesi di una nuova misura generalizzata di sostegno al reddito, definita «Reddito 2.0».
Le risorse pubbliche tra sostegno alle famiglie e costi energetici
Nel suo intervento, Vitale ha infine richiamato la necessità di destinare le risorse disponibili al sostegno delle famiglie e al contenimento dei costi dell'energia.
Tra i fattori che incidono sui conti dello Stato ha citato anche il peso finanziario del Superbonus e delle erogazioni del Reddito di cittadinanza. Secondo Vitale, la gestione delle risorse pubbliche dovrebbe tenere conto delle esigenze di assistenza alle famiglie e dell'aumento dei costi energetici legato all'attuale contesto geopolitico.